CASERTA – Non soltanto fatture, consulenze e trasferimenti di denaro. Nell’inchiesta sulla cava Santa Lucia emerge anche un passaggio che, nella ricostruzione dei carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta, mette in relazione le iniziative dell’allora amministrazione comunale con l’attività di Domenico Semplice, dirigente di Rete ferroviaria italiana oggi indagato per corruzione. Secondo quanto riferito dall’ex assessora Carmela Mucherino, estranea all’inchiesta, sarebbe stato l’allora sindaco Carlo Marino a fornirle il numero di telefono di Semplice, indicandolo come interlocutore di Rfi. L’elemento viene richiamato dagli investigatori per ricostruire la genesi delle due note comunali del 13 luglio e del 21 novembre 2022, firmate da Marino e Mucherino e relative alla possibilità di utilizzare le cave del territorio per il conferimento delle terre e rocce da scavo provenienti dai cantieri ferroviari.
Stando alla tesi della Procura, a chiedere a Marino di attivarsi sarebbe stato Giuseppantonio Luserta, patron della cava Santa Lucia. L’indicazione di Semplice assume rilievo perché il dirigente è a sua volta indagato, insieme a Luserta, all’architetto Gaetano Sacco e all’avvocata Laura Arena, moglie di Semplice, per un’ulteriore ipotesi di corruzione. La Procura gli contesta di essersi attivato affinché Rfi utilizzasse la cava Santa Lucia come sito di destinazione delle terre e rocce da scavo e riconoscesse condizioni economiche più favorevoli, con il prezzo elevato da 0,89 a 1,15 euro al quintale. Secondo l’accusa, parte delle somme corrisposte da Luserta a Sacco attraverso fatture ritenute false o gonfiate sarebbe stata destinata a Semplice, transitando anche attraverso la Deg Ingegneria e incarichi affidati ad Arena.
La contestazione è distinta da quella formulata nei confronti di Marino, Luserta e Vincenzo Iorio, ma, secondo gli inquirenti, i due filoni presenterebbero punti di contatto. All’iniziativa attribuita a Marino si affiancherebbe, nella ricostruzione investigativa, l’attività contestata a Semplice nei rapporti con Rfi. In entrambi i casi, l’accusa ipotizza l’utilizzo di incarichi e fatture per far transitare le presunte utilità: attraverso Iorio nel caso di Marino, attraverso Sacco, Arena e alcune società nel caso di Semplice.
Mucherino avrebbe dichiarato che l’iniziativa delle note partì da Marino e che, il giorno precedente alla predisposizione della prima comunicazione, fu proprio l’allora sindaco a darle il recapito di Semplice. Dalle chat riportate nel decreto emerge che l’ex assessora avrebbe ricevuto dal dirigente il file corretto della lettera del 13 luglio 2022 e che il testo definitivo sarebbe stato redatto dallo stesso Semplice. La prima nota manifestava l’interesse del Comune affinché le cave di Caserta fossero considerate siti di destinazione delle terre e rocce da scavo della nuova tratta Napoli-Bari. Il 21 novembre seguì una seconda comunicazione, riferita più specificamente alla cava Luserta. Mucherino avrebbe sostenuto che il testo fu modificato da Marino e Luserta, circostanza negata dall’ex sindaco durante l’interrogatorio.
Secondo gli investigatori, le due comunicazioni sarebbero state utilizzate per superare, nei rapporti con Rfi, la mancanza di una specifica autorizzazione regionale. La Regione Campania e il Genio civile avrebbero però chiarito che la competenza spettava esclusivamente alla Regione e che il Comune non aveva titolo per individuare o mettere a disposizione siti di cava. Il progetto esistente per la Santa Lucia avrebbe riguardato appena centomila metri cubi di terreno vegetale, non milioni di metri cubi di terre e rocce da scavo. La cava, quindi, non sarebbe stata autorizzata a ricevere i quantitativi indicati nei rapporti con Rfi.
Il peso concreto delle due note emerse il 14 novembre 2025, durante una riunione tra Regione e Rfi. Rita Mele, estranea all’inchiesta, avrebbe riferito che si discusse della destinazione di circa quattro milioni di metri cubi di materiale già contrattualizzati con Luserta. Per dimostrare la fattibilità dell’operazione, i rappresentanti di Rfi avrebbero mostrato proprio le comunicazioni del Comune. Mele avrebbe però chiarito che Palazzo Castropignano non poteva garantire la praticabilità del progetto e che le autorizzazioni spettavano al Genio civile. Anche Salvatore Ribattezzato, tecnico della cava sentito dagli investigatori, avrebbe dichiarato che per ricevere quei quantitativi sarebbe stata necessaria una variante al progetto di riuso.
È in questa sequenza che, per gli investigatori, assume rilievo il contatto tra Marino, Mucherino e Semplice: non perché l’interlocuzione istituzionale costituisca di per sé un illecito, ma perché il dirigente di Rfi è accusato, in un distinto capo, di avere favorito la cava Santa Lucia nei rapporti con la società ferroviaria. Marino, Luserta e Iorio sono indagati per corruzione per l’esercizio della funzione; Semplice è coinvolto, insieme a Luserta, Sacco e Arena, in un’ulteriore ipotesi di corruzione.
Tutte le contestazioni dovranno essere vagliate nelle successive fasi del procedimento. Gli indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna e il prosieguo delle attività investigative potrà anche dimostrarne l’estraneità ai fatti contestati.









