Nazionale, dimissioni e veti: ora si punta su Conte

110
Cronache sport calcio
Cronache sport calcio

Il calcio italiano affronta una nuova fase di incertezza dopo le dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo. I due dirigenti hanno lasciato i loro incarichi a pochi giorni dall’insediamento a causa di un insanabile contrasto con il presidente del CONI, Giovanni Malagò, sulla scelta del commissario tecnico. La loro idea di “condivisione” si è scontrata con il veto posto da Malagò sulla candidatura di Andrea Pirlo.

La divergenza è nata dalla visione di Maldini, che ha interpretato il suo ruolo di direttore tecnico come centrale nel progetto di rilancio, fino a pretendere l’ultima parola sulla guida della panchina. L’indicazione di Pirlo è stata una conseguenza di questa impostazione: un tecnico allineato alla direzione tecnica piuttosto che una figura di maggiore esperienza. L’equivoco su chi detenga l’autorità decisionale finale, se un dirigente nominato o un presidente eletto, è stato così chiarito bruscamente.

Malagò ha commesso l’errore di sottovalutare la complessità del mondo del calcio. La sua gestione della crisi è stata segnata da passi falsi, come l’aver evocato il nome di Pep Guardiola. Far balenare un sogno tanto ambizioso ha reso la successiva candidatura di Pirlo ancora più debole agli occhi dell’opinione pubblica, complicando ulteriormente il quadro. Tuttavia, queste dimissioni hanno interrotto un percorso che si stava rivelando sbagliato fin dall’inizio.

Ora, con tempi più stretti, non sono ammessi altri errori. La strada maestra per il ruolo di commissario tecnico porta ad Antonio Conte. Se in passato la sua candidatura era stata frenata da obiezioni di natura economica, queste appaiono ora superabili, soprattutto dopo aver considerato profili economicamente irraggiungibili. La Federazione deve fare la scelta migliore per il rilancio immediato della Nazionale, senza attendere oltre.

Un’altra questione fondamentale riguarda la coerenza. Se la candidatura di Pirlo è stata messa in discussione per determinate ragioni, non si potrà far rientrare Roberto Mancini, che ha lasciato la Nazionale in un momento critico per accettare un ricco contratto in Arabia Saudita. Una simile decisione risulterebbe incomprensibile e contraddittoria.

Per il ruolo di direttore tecnico, l’ipotesi di affidarsi a Giorgio Chiellini trova ampi consensi. La sua figura potrebbe unire l’ambiente e avviare un lavoro strutturale. Sarà essenziale costruire una rete per selezionare e far crescere nuove generazioni di calciatori, creando un’identità di gioco comune a tutte le Nazionali giovanili. La perdita di Maldini e Leonardo potrà rivelarsi un’opportunità, a patto che si prendano rapidamente le decisioni giuste.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome