Baresi: ‘Ho perso i genitori, il Milan mi ha salvato’

121
Cronache sport calcio
Cronache sport calcio

Franco Baresi ha legato il suo nome a una sola maglia, quella del Milan. Una storia iniziata dopo un provino andato male, a cui ne è seguito un secondo, perché nessuno poteva bocciare due volte un talento come il suo. Da quel momento, è iniziata una leggenda durata cinquant’anni.

L’ex capitano ha raccontato cosa rappresentasse il club per lui da bambino, prima ancora di indossarne i colori. “Ricordo di essere stato milanista, di aver guardato questi colori anche quando avevo 10 anni. Sono arrivato a Milanello per la prima volta da quattordicenne e mi sembrava di entrare in Paradiso”. Ma il Milan è stato molto più di un sogno sportivo: “È stata la mia ancora di salvezza. Ho perso mia madre e mio padre quando ero ancora adolescente e il Milan mi ha accolto, ha dato un senso a tutto”.

Quelli sono stati anni difficili, segnati dal trasferimento da Travagliato alla grande città. “Ero in una situazione complicata, ma ho avuto la forza mentale di trasformare il dolore in rabbia e determinazione. È stato così per tutta la carriera”. Questa determinazione lo ha portato a non lasciare mai la squadra.

La sua storia è un esempio di fedeltà quasi irripetibile nel calcio moderno. “Credo che esistano pochi rapporti così: il Milan ha dato un senso alla mia vita e insieme siamo tornati a vincere”. Alla base di tutto, un sentimento profondo: “Riconoscenza”. Restare al Milan è stata una scelta di vita, anche negli anni della Serie B, senza mai considerare un addio da calciatore.

Il suo percorso è stato costellato di figure importanti, come il massaggiatore Paolo Mariconti, che per lui è stato un riferimento e ha inventato il soprannome “Piscinin”, perché da ragazzo giocava già con i grandi. Un’eccezione alla sua vita in rossonero è stata una brevissima parentesi da dirigente in Inghilterra, al Fulham, nel 2002. “Ho capito che non era il posto per me, non ho neanche iniziato a lavorare. Il cordone ombelicale con il Milan non si è mai rotto”.

Infatti, è tornato per ricoprire ruoli dirigenziali nel club, in particolare con Fondazione Milan, un’esperienza che lo ha arricchito umanamente. Ha poi ricordato figure chiave come Silvio Berlusconi, “è stato come un padre e ha realizzato i miei sogni”, citando il ritiro della maglia numero 6 come un gesto enorme.

Ha parlato anche di Gianni Rivera, il suo primo capitano. “All’inizio faticavo a dargli del ‘tu’, ma mi ha protetto molto, tutelandomi insieme a Bigon”. Riguardo al suo lascito, Baresi ha mostrato umiltà, affermando che i giocatori attuali lo guardano con grande rispetto. “Ho cercato di essere sempre un uomo sincero e metterci il coraggio, come il club e i milanisti meritavano. Il Milan in fondo è stato la mia seconda famiglia”.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome