La squadra vista in campo contro il Chelsea ha offerto una prestazione deprimente. La formazione rossonera è apparsa nulla, quasi inesistente sia nell’atteggiamento sia, aspetto ancora più preoccupante, nello sviluppo del gioco. Si sono visti netti passi indietro rispetto alle amichevoli precedenti, che pure non avevano destato entusiasmi particolari.
L’analisi della partita ha lasciato poche note positive: zero tiri nello specchio della porta, nessuna parvenza di un’idea tattica riconoscibile e una sofferenza difensiva disarmante, tanto a livello collettivo quanto nelle prestazioni dei singoli. Qualcuno potrebbe obiettare che si tratti ancora di calcio estivo, ma il tempo stringe. Tra poche settimane, infatti, inizierà il campionato e non ci saranno più alibi. La squadra deve trovare una quadra in fretta per non compromettere da subito la stagione.
Da questa situazione sono sorte spontanee alcune riflessioni. La prima riguarda l’evidente carenza di qualità nell’organico a disposizione, un elemento che invece sarebbe fondamentale per il calcio proposto dal tecnico. Ruben Amorim, di conseguenza, si è trovato a gestire un problema legato al materiale umano, non ancora all’altezza delle sue idee.
La seconda riflessione è legata alla presenza in rosa di troppi giocatori da cedere, elementi considerati non funzionali al progetto e non adatti al livello richiesto dalla maglia rossonera. Questi esuberi rappresentano un ostacolo non solo per il bilancio, ma anche per la costruzione di un gruppo coeso e in linea con le direttive tattiche del nuovo allenatore.
È evidente che la squadra sia ampiamente migliorabile. Anzi, dev’essere migliorata con urgenza, e per farlo servirà una decisa accelerazione sul calciomercato nelle prossime settimane. La dirigenza dovrà intervenire in modo mirato e rapido per colmare le lacune. A pieno regime rientreranno giocatori importanti come Pulisic, Rabiot, Maignan e Gila, ma anche con il loro recupero la rosa non sembra possedere la profondità e la qualità necessarie per competere ai massimi livelli.
Ci sono troppi rami secchi da tagliare e diverse pedine chiave da inserire per rendere il Milan davvero competitivo. Il tecnico portoghese dev’essere supportato concretamente dalla società, altrimenti, con gli interpreti attuali, applicare i suoi principi di gioco rischia di diventare una missione impossibile.
In questo quadro generale, anche la prestazione individuale di Rafael Leão ha lasciato l’amaro in bocca. L’attaccante è apparso ancora una volta negativo e del tutto inconcludente. Sembra aver perso quello strappo devastante che gli permetteva di fare la differenza e si è trasformato in un giocatore normale, lontano parente del campione ammirato in passato. La sua involuzione è un altro campanello d’allarme che la dirigenza non potrà ignorare.




