GRICIGNANO – Violento, incline all’uso delle armi e disposto, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Napoli, persino a organizzare un omicidio in cambio di denaro. È il profilo che gli inquirenti tracciano di Andrea Autiero, ritenuto a capo del gruppo camorristico degli Scusuti, tornato in libertà nel marzo del 2024 dopo oltre trent’anni trascorsi in carcere.
Le intercettazioni
A offrire uno spaccato inquietante della personalità dell’indagato sono le conversazioni registrate attraverso il captatore informatico installato sul suo telefono. Dialoghi dai quali emergerebbero rancore, aspirazioni economiche frustrate e la convinzione di essere stato abbandonato proprio da chi, secondo Autiero, avrebbe dovuto aiutarlo dopo la scarcerazione.
Nel mirino del suo risentimento sarebbero finiti alcuni familiari, l’imprenditore Michele Scarano e il sindaco di Gricignano d’Aversa, Vittorio Lettieri. Questi ultimi sono parti offese nell’inchiesta. È questo, secondo la ricostruzione dei carabinieri della Compagnia di Marcianise, coordinati dalla Dda di Napoli, il contesto nel quale sarebbero maturate le intimidazioni contestate ad Autiero.
Un passaggio ritenuto significativo risale al 22 maggio. Durante un incontro con il nipote Angelo Autiero, il fratello Nicola e altre due persone, Autiero avrebbe manifestato tutto il proprio rancore. Gli interlocutori presenti alla conversazione non risultano indagati in questo procedimento per i fatti attribuiti al presunto boss.
Il post contestato
A provocare la reazione sarebbe stato un commento pubblicato sui social dal nipote Angelo, che aveva espresso solidarietà al sindaco dopo gli attentati del 30 aprile. Per Autiero quel messaggio equivaleva a uno schieramento dalla parte di Lettieri e, dunque, contro di lui. Avrebbe quindi rimproverato duramente il nipote, sostenendo che il post potesse alimentare ulteriormente i sospetti sulla sua persona.
Durante un consiglio comunale straordinario, infatti, Lettieri aveva messo in relazione le ‘stese’ del 30 aprile con il ritorno in libertà, dopo trent’anni di detenzione, del capo del clan locale.
Il rancore verso Lettieri e Scarano
Il sindaco è parte offesa per l’azione armata compiuta contro il distributore SmartOil di Carinaro, struttura riconducibile alla sua famiglia. Scarano lo è invece per i colpi esplosi contro la sua abitazione di via Diocleziano, a Gricignano d’Aversa. Di entrambe le azioni Autiero è accusato di essere il mandante. E nel corso della conversazione con i familiari, il leader degli ‘Scusuti’ avrebbe indicato entrambi (Lettieri e Scarano) come responsabili di non averlo aiutato dopo la scarcerazione. Sosteneva, in particolare, di aver appoggiato la candidatura di Vittorio Lettieri, così come in passato avrebbe sostenuto quella del padre Andrea. Dopo l’elezione si sarebbe presentato dal sindaco per chiedere, come contropartita del sostegno elettorale, un posto di lavoro in una delle aziende dell’area Asi di Gricignano. La richiesta avrebbe ricevuto una risposta negativa.
Nei dialoghi ascoltati dai militari, Autiero formulava anche accuse particolarmente gravi nei confronti di Lettieri e parlava di presunti rapporti d’affari tra il sindaco e Scarano. Si tratta esclusivamente di affermazioni dell’indagato: circostanze ancora da verificare e che non possono essere considerate riscontrate. Lettieri e Scarano, va ribadito, figurano nell’inchiesta come parti offese.
Autiero sosteneva inoltre di possedere materiale da utilizzare contro il primo cittadino e da consegnare agli inquirenti qualora fosse stato arrestato. Anche questo riferimento è riportato negli atti come contenuto delle intercettazioni e non dimostra la fondatezza delle accuse da lui pronunciate.
Il racconto sull’alloggio popolare
Il presunto boss raccontava poi che gli sarebbe stato proposto un alloggio, verosimilmente di edilizia popolare, già promesso a una donna. Affermava di averlo rifiutato per non danneggiarla. Anche questa circostanza emerge soltanto dal suo racconto e necessita di riscontri.
Dal ‘caro estinto’ al negozio di articoli religiosi
Lo sfogo del 22 maggio riguardava anche i rapporti con il fratello Nicola e il nipote Angelo. Autiero contestava loro di aver avviato un’attività nel settore funerario sfruttando il peso del suo nome, senza riconoscergli alcun guadagno. Affermava di conoscere i loro affari e minacciava, in caso di una nuova carcerazione, di rendere dichiarazioni accusatorie nei confronti dei familiari. Nicola e Angelo Autiero non risultano indagati in questo procedimento.
Il settore del ‘caro estinto’ sarebbe stato uno degli interessi economici coltivati da Autiero dopo la scarcerazione. Il suo ingresso diretto nell’attività sarebbe stato ostacolato, a suo dire, dai familiari. Avrebbe quindi favorito l’apertura di un negozio della figlia Teresa, dedicato soprattutto alla vendita di articoli religiosi e sacri.
Il fermo e le accuse
Andrea Autiero, assistito dall’avvocato Cristina Mottola, è stato sottoposto a fermo con un decreto emesso dai pubblici ministeri Simona Belluccio e Vincenzo Toscano. Le contestazioni sono provvisorie e dovranno essere vagliate nelle successive fasi del procedimento.
La Dda gli attribuisce, insieme ad altri indagati, la progettazione dell’omicidio di una donna, mai eseguito, per il quale sarebbe stato concordato un compenso di 20mila euro. Autiero è inoltre accusato di essere il mandante delle due azioni armate del 30 aprile contro l’abitazione di Scarano e il distributore riconducibile alla famiglia Lettieri, oltre che di reati in materia di armi. Condotte che, secondo l’accusa, sarebbero state commesse con metodo e finalità mafiose per riaffermare sul territorio la forza intimidatrice degli ‘Scusuti’.
Le parole captate il 22 maggio rappresentano, per gli investigatori, una possibile chiave di lettura di quelle azioni: uno sfogo fatto di pretese, rancori e progetti economici frustrati. Le affermazioni di Autiero sui familiari, sul sindaco e sull’imprenditore restano tuttavia dichiarazioni di un indagato e dovranno essere verificate.
Gricignano d’Aversa, la donna che sussurrava affari al boss degli ‘Scusuti’
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