Fari dell’Antimafia su Del Vecchio

Antonio è fuori dopo trent’anni di carcere mentre il figlio Giuseppe ‘Mandarino’ compare in recenti atti d’indagine sugli Schiavone e sulle truffe

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il boss Antonio Del Vecchio e il figlio Giuseppe
Antonio e Giuseppe Del Vecchio

CASAL DI PRINCIPE– Ha ucciso in nome del clan dei Casalesi e ha trascorso circa trent’anni dietro le sbarre. Antonio Del Vecchio, storico esponente della fazione Schiavone, è stato condannato nel processo Spartacus. Il suo nome è legato anche ai procedimenti per il duplice omicidio di Domenico Florio e Antonio Cantiello. Nel 2022 è inoltre diventata definitiva la condanna a trent’anni per l’assassinio di Vincenzo Martino, ammazzato nel 1998 e ritrovato in una cava di Capua con una pietra in bocca. Secondo la ricostruzione giudiziaria, la vittima era sospettata dal clan di fornire informazioni alle forze dell’ordine.

Ora Del Vecchio ha lasciato il carcere. Si trova in Emilia-Romagna ed è sottoposto alla libertà vigilata, con le prescrizioni e i controlli stabiliti dall’autorità giudiziaria. Non risultano, allo stato, nuove accuse a suo carico né elementi pubblici che dimostrino una ripresa dei rapporti con la cosca.

I ‘fari’ sui Del Vecchio riguardano dunque situazioni differenti. Da una parte c’è il controllo previsto sulla condotta di Antonio dopo la lunga detenzione; dall’altra ci sono le notizie emerse in inchieste recenti sul figlio Giuseppe, conosciuto come Mandarino. Le due posizioni non devono essere sovrapposte.

Il ritorno in libertà di un uomo dal passato criminale così pesante richiama inevitabilmente l’attenzione investigativa. La storia recente dei Casalesi offre diversi esempi di esponenti nuovamente arrestati dopo aver lasciato il carcere. Antonio Mezzero è tornato in cella nel 2024 con l’accusa di aver tentato di ricostruire una frangia del clan dopo 24 anni di detenzione. Nello stesso anno Aldo Picca è stato arrestato nell’inchiesta sulla presunta riorganizzazione di un gruppo criminale attivo tra Teverola e i comuni vicini. Più recentemente sono stati arrestati Pasquale Apicella, indicato dalla Dda come presunto reggente delle fazioni Schiavone, e Andrea Autiero, accusato di tentato omicidio e intimidazioni armate. Sono contestazioni ancora sottoposte al vaglio dei giudici e non condanne definitive.

Questi precedenti spiegano l’attenzione, ma non consentono di attribuire automaticamente a Del Vecchio intenzioni criminali attuali. Resta tuttavia un rischio che gli investigatori conoscono: figure dotate di un forte peso storico possono esercitare un richiamo su soggetti alla ricerca di una guida, di una legittimazione o di un collegamento con il passato del clan. È un’ipotesi generale da monitorare, non la prova che Antonio Del Vecchio abbia assunto nuovamente un ruolo nella cosca.

Sul versante del figlio, Giuseppe Del Vecchio fu individuato tra le persone che nel 2024 incontrarono Emanuele Libero Schiavone dopo la scarcerazione. Secondo gli investigatori, il figlio di Francesco Schiavone Sandokan stava tentando di recuperare spazio nell’organizzazione; pochi mesi dopo Sandokan jr venne arrestato per armi e droga.

Il collaboratore di giustizia Vincenzo D’Angelo ha inoltre chiamato in causa Mandarino parlando di presunte truffe informatiche organizzate dalla Spagna. Secondo il suo racconto, Giuseppe Del Vecchio avrebbe avuto un ruolo nel sistema degli ‘svuotaconto’.

Sono dichiarazioni ancora da verificare e, per quanto risulta, non tradotte in contestazioni formali nei confronti di Giuseppe Del Vecchio per questi episodi. Frequentazioni, legami familiari e dichiarazioni investigative non bastano da soli a provare responsabilità penali. Allo stesso modo, non possono essere utilizzati per formulare giudizi sulla condotta attuale del padre.

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