La sfida tra Juventus e Milan ha lasciato aperti diversi spunti di riflessione tattica, e uno dei più discussi riguarda l’impiego di Adrien Rabiot in una posizione più avanzata. Il centrocampista francese è stato schierato come trequartista, un esperimento che non ha fornito i risultati sperati, complice anche una condizione fisica non ancora ottimale.
Sulla questione è intervenuto l’ex difensore e opinionista Beppe Bergomi, che ha espresso le sue perplessità riguardo a questa scelta tecnica. Secondo la sua analisi, le qualità del giocatore verrebbero sacrificate in quella zona del campo. “È un giocatore forte, ma ha bisogno di spazio, di campo, di partire un po’ più da dietro”, ha spiegato Bergomi, sottolineando come la natura del gioco del francese sia legata a progressioni palla al piede e inserimenti da lontano.
Giocare sulla trequarti, spesso spalle alla porta e circondato da avversari, limita la sua capacità di sfruttare la falcata e la potenza fisica, che sono i suoi principali punti di forza. La sua efficacia emerge quando ha campo davanti a sé per costruire l’azione, non quando deve agire in spazi stretti e con tempi di giocata ridotti. L’analisi di Bergomi ha trovato riscontro nel rendimento offerto dal calciatore, apparso poco incisivo e a disagio nel nuovo ruolo.
L’esperto ha anche ricordato come in passato il centrocampista sia stato decisivo proprio entrando a partita in corso, quando gli spazi tendono ad allargarsi e la sua freschezza atletica può fare la differenza. “Fino ad adesso ha giocato nei secondi tempi, ribaltando la partita”, ha aggiunto, suggerendo che le sue migliori prestazioni sono arrivate in contesti tattici molto diversi da quello proposto contro il Milan.
Questa valutazione tattica apre un dibattito importante per il futuro della Juventus e sulla gestione di uno dei suoi uomini chiave. L’esperimento della trequarti potrebbe essere accantonato, riportando il giocatore nella sua posizione naturale di mezzala con compiti di inserimento, dove ha dimostrato di poter essere un fattore determinante per l’equilibrio e la pericolosità della squadra.









