CASAPESENNA – Ci sono i voti, gli appalti. E poi ci sono i telefoni, che a un certo punto vengono lasciati in macchina. Per parlare fuori. Per parlare di cose che, secondo i carabinieri, era meglio non far sentire. È uno degli spaccati che emerge dall’inchiesta del Nucleo investigativo dei carabinieri di Caserta su Costantino Garofalo, il 29enne arrestato lo scorso luglio.
Le conversazioni e gli incontri ricostruiti dagli investigatori, di cui scriviamo oggi, non sono confluiti, almeno fino a questo momento, nella contestazione di associazione mafiosa e degli altri reati per i quali il 29enne al momento è detenuto. Ma, secondo i militari dell’Arma, sono importanti e raccontano tanto.
La ‘contropartita’
Cosa? Le sue presunte ingerenze nell’amministrazione comunale di Casapesenna. Ingerenze che gli investigatori collegano anche all’ipotizzato peso criminale accumulato da Garofalo negli anni, un peso di natura mafiosa per la vicinanza – secondo la Dda – al gruppo degli Zagaria.
Il quadro che continuiamo ad affrontare oggi è quello delle contropartite. Quelle che Garofalo, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe chiesto e ricevuto per il suo impegno elettorale profuso nel 2024.
In questa storia compare più volte Marcello De Rosa, già vicepresidente della Provincia di Caserta ed ex sindaco di Casapesenna, poi candidato al consiglio comunale alle elezioni del 2024, nella lista a sostegno di Giustina Zagaria. I carabinieri annotano numerosi contatti tra il politico e Garofalo.
Nei giorni scorsi abbiamo già ricostruito, in diversi articoli, le ipotesi di sostegno elettorale che proprio Garofalo avrebbe assicurato a De Rosa e anche ad altri candidati. E c’è anche la vicenda dell’appalto delle tumulazioni: a urne appena chiuse, Garofalo avrebbe rivolto una richiesta a Michele Diana (attuale assessore), affinché quel servizio gli venisse assegnato come contropartita del consenso elettorale. Un mese dopo le elezioni, la procedura per l’affidamento del servizio diventa oggetto di un incontro in Municipio.
I lavori in via del Giglio
Ma, dentro lo stesso contesto, ce n’è un’altra di vicenda. Ed è la novità dell’articolo: riguarda via del Giglio, un affidamento diretto, un imprenditore di nome Paolo Barone e una somma di denaro che, stando a quanto captato, avrebbe dovuto essere restituita.
Il 26 luglio 2024 Garofalo e De Rosa si scrivono e decidono di incontrarsi. Poco prima delle 19, Garofalo va a prendere il politico.
I due iniziano a parlare fuori dall’auto. I telefoni restano dentro. Per gli investigatori non è un dettaglio, ma un comportamento che confermerebbe la delicatezza degli argomenti e il timore di essere ascoltati. Poi risalgono in macchina. E De Rosa chiede a Garofalo se ‘Paolo’ sia stato pagato. Paolo, per i carabinieri, è Paolo Barone, imprenditore ritenuto dagli investigatori vicino a Garofalo. Garofalo risponde di sì: il pagamento è arrivato proprio quel giorno.
Il riscontro, sostengono i militari, è nella determina numero 376 del 22 luglio 2024 del Comune di Casapesenna. L’atto dispone la liquidazione alla Venti.Due srl per lavori di manutenzione straordinaria lungo via del Giglio. La società ha sede a Casapesenna e ha come amministratore unico, oltre che detentore dell’intero capitale sociale, proprio Paolo Barone. L’affidamento era diretto, perché di importo inferiore a 40mila euro. E per i carabinieri va letto insieme a una conversazione del 12 aprile 2024.
De Rosa parla con Garofalo e si lamenta: ha provato tante volte a chiamare Barone, ma Barone non risponde. Garofalo sembra sorpreso, poi gli dice che proverà a chiamarlo lui.
Poco dopo Garofalo incontra Barone. Anche in quel caso, a un certo punto, i telefoni vengono lasciati in auto. Prima, però, Garofalo gli riferisce che qualcuno lo sta cercando al telefono da giorni. Barone risponde che non ha visto le chiamate. Garofalo gli dice che il lunedì successivo deve rispondere, perché De Rosa – stando alla tesi dei militari – gli deve dare ‘la fatica’, cioè il lavoro.
Barone chiede dove. Qual è la risposta? Dove sta il ponte a San Cipriano. È un riferimento che, secondo i carabinieri, coincide con il tratto di via del Giglio che costeggia il territorio di San Cipriano d’Aversa e arriva fino al ponte sopraelevato della ferrovia. Garofalo aggiunge un’altra parola, semplice e molto chiara: è un affidamento.
La richiesta di Nobis
C’è poi una conversazione del 16 giugno 2024 tra Garofalo e il suocero, Raffaele Nobis, fratello di Salvatore Scintilla, storico esponente del clan Zagaria. Nobis chiede quando arriveranno i mille euro che, secondo lui, Barone avrebbe promesso per il lavoro. Garofalo lo corregge: non mille, ma cinquecento euro. E aggiunge che è ancora presto per pretendere quella somma, perché Barone – in quel momento – non ha ancora ricevuto quanto gli spetta dall’ente.
Nella stessa conversazione, seguendo la ricostruzione dei carabinieri, Garofalo dice di aver chiarito a Barone che, una volta pagato dal Comune, dovrà consegnare 500 euro con la scusa di doverli dare a un ingegnere dell’ente. Per gli investigatori, quel denaro sarebbe invece destinato a Nobis, anche in ragione del ruolo che quest’ultimo avrebbe ricoperto nella vicenda.
L’indagine
Va detto con chiarezza: l’affidamento alla Venti.Due srl per i lavori di via del Giglio non risulta, allo stato, oggetto di una contestazione. E, per quanto ci è noto, né Barone, né Marcello De Rosa né gli altri esponenti politici che Garofalo avrebbe aiutato sono indagati o compaiono tra le persone per le quali era stata chiesta una misura cautelare insieme a Garofalo.
L’interesse degli investigatori per questi rapporti, però, nasce dalla funzione che tali interlocutori avrebbero avuto nella ricostruzione accusatoria: quella di rappresentare il terminale politico dell’interesse di Garofalo. Garofalo viene ritenuto, insieme al suocero Raffaele Nobis, un riferimento del gruppo mafioso degli Zagaria, oggi diretto dai fratelli Carmine e Antonio Zagaria, fratelli dell’ergastolano Michele Zagaria Capastorta.
Garofalo e Nobis sono detenuti dopo il decreto di fermo emesso dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli Vincenzo Ranieri, Alfredo Gagliardi e Vincenzo Toscano. Rispondono, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione e concorrenza illecita.
E allora le conversazioni, gli incontri, i telefoni lasciati nell’abitacolo, le telefonate senza risposta, le parole ‘la fatica’ e ‘è un affidamento’ diventano materia da leggere fino in fondo. Non per anticipare giudizi che spettano ai tribunali, qualora dovessero decidere effettivamente di approfondire questi temi. Ma perché, in un territorio complesso come quello casertano, quando la politica, gli appalti e soggetti ritenuti vicini alla criminalità organizzata compaiono nella stessa storia, tracciare i rapporti è necessario. Anche quando chi quei rapporti li ha intrattenuti non risulta indagato e magari non appare consapevole della presunta mafiosità del suo interlocutore. Anche quando non c’è una contestazione su quello specifico appalto.
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L’appalto delle tumulazioni a Casapesenna chiesto in cambio dei voti
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