Raramente si è vista una partita tanto capovolta. La Lazio ha dominato per un tempo, il primo, mentre il Milan ha controllato totalmente il secondo. L’incontro, terminato con un pareggio per 2-2, è apparso come lo specchio di due approcci opposti.
In partenza, il tecnico Amorim ha sbagliato un paio di scelte di formazione, in particolare con Estupiñán schierato in una posizione arretrata e Loftus-Cheek troppo avanzato. Queste decisioni hanno agevolato il dominio iniziale della squadra di Gattuso. I rossoneri sono rientrati negli spogliatoi storditi, ma ne sono usciti completamente rivitalizzati grazie a tre cambi tanto disperati quanto qualitativi: Moreira, Pulisic e Musah. Il Milan irriconoscibile è diventato bello, mentre la Lazio arrembante si è progressivamente spenta.
Analizzando le prestazioni dei singoli, Maignan è risultato incolpevole sui gol subiti e semplice spettatore nella ripresa. In difesa, Gila ha disputato un’ottima partita, dovendo contenere due avversari contemporaneamente sulla sua fascia, Zaccagni e Nuno Tavares. De Winter ha invece perso il duello individuale con Noslin, mentre Pavlović ha mostrato la sua solita potenza, forse con un’irruenza eccessiva ma sempre pericoloso nelle sue incursioni offensive.
Capitolo a parte merita Estupiñán, che ha replicato le gravi disattenzioni già viste in passato. Questa volta, l’errore ha spalancato la porta a Cancellieri, riproponendo un incubo difensivo per la squadra di Amorim. A centrocampo, Chukwueze è stato travolto da Nuno Tavares, mentre la coppia formata da Modrić e Rabiot è stata stritolata dal pressing e dalla superiorità numerica avversaria nel primo tempo.
L’ingresso di Musah nella ripresa ha portato quantità e aggressività, con il giocatore che si è battuto con grande impegno offrendo una prestazione di alto livello. In attacco, la prima frazione di gioco è stata deludente. Loftus-Cheek è sembrato svogliato, un giocatore dal grande potenziale che non riesce a esprimerlo con continuità, mentre Cissé e Gonçalo Ramos sono stati pressoché inesistenti, anche a causa dei pochi palloni giocabili ricevuti.
La svolta è arrivata con gli ingressi dalla panchina. Pulisic ha dimostrato con i fatti di meritare maggiore considerazione, ma il vero protagonista è stato Moreira. L’attaccante ha firmato una doppietta decisiva, trascinando la squadra con una prestazione furiosa e scatenata. Una settimana fa era apparso fumoso, stavolta è stato l’attore principale della rimonta, lasciando aperta la domanda su quale sia la sua vera natura.
Il pareggio ha salvato Rúben Amorim dal feroce processo mediatico che si era scatenato dopo i primi 45 minuti. I critici hanno dovuto rimangiarsi tutto e per l’allenatore portoghese è arrivata un’assoluzione con formula piena. La condizione, però, è chiara: non ripetere più gli errori di formazione e l’approccio visti nel primo tempo.





