CASERTA – Turni fino a venti ore, impieghi diurni e notturni, riposi saltati, paghe inferiori e salari trattenuti. È il capitolo sullo sfruttamento della manodopera straniera emerso nell’indagine condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia sugli appalti dell’Alta velocità Napoli-Bari. Un’inchiesta ampia, coordinata dal pm Henry John Woodcock e dal procuratore aggiunto Sergio Ferrigno, concentrata soprattutto su un presunto sistema di affidamenti, favori e tangenti, con l’ombra, in filoni distinti, dei clan Belforte e Fabbrocino. E mentre le fiamme gialle investigavano per ricostruire questa ipotizzata struttura corruttiva, sarebbero emerse, sostiene l’accusa, anche violazioni nella gestione dei rapporti di lavoro. Chi sarebbero i protagonisti di questo capitolo? I marcianisani Dante Salzillo e Raffaele Salzillo e l’egiziano Ali Salah Ali Abdelati: a loro è stata contestata, a vario titolo, l’ipotesi di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
Secondo la ricostruzione investigativa, Ali Salah Ali Abdelati, pur figurando formalmente come dipendente della Areco, la società dei Salzillo, avrebbe assunto il ruolo di intermediario per il reclutamento e la gestione di manodopera egiziana. Gli operai sarebbero stati destinati ai cantieri riconducibili ai consorzi Nacav, Hirpinia Av e Telese, lungo la linea ferroviaria Napoli-Bari.
Turni di giorno e di notte
Centrale, secondo le fiamme gialle, è una conversazione intercettata nell’ottobre 2024. Parlando con un dipendente, Dante Salzillo avrebbe fatto riferimento a circa quaranta operai egiziani stabilmente impiegati nei cantieri.
Dalle conversazioni, secondo gli investigatori, emergerebbe che i lavoratori percepivano compensi inferiori rispetto agli operai italiani e che soltanto una parte delle somme loro destinate veniva effettivamente corrisposta. Sarebbero stati sottoposti anche a turni particolarmente pesanti: fino a venti ore al giorno, con doppi impieghi diurni e notturni e appena tre o quattro ore di riposo.
Il sistema avrebbe consentito di impiegare gli stessi operai anche il sabato e la domenica, senza garantire regolarmente il riposo settimanale. Le condizioni descritte negli atti avrebbero permesso di approfittare dello stato di bisogno e della vulnerabilità dei lavoratori, alcuni dei quali non conoscevano la lingua italiana.
Le paghe consegnate all’intermediario
L’indagine ricostruisce anche il presunto meccanismo di pagamento. Le somme destinate agli operai sarebbero state consegnate direttamente a Salah o corrisposte sotto la sua supervisione. L’intermediario, secondo l’ipotesi della Procura, avrebbe trattenuto una parte del denaro, versando ai lavoratori soltanto l’importo indicato formalmente nelle buste paga.
A far emergere ulteriori dettagli sarebbe stata la protesta di un operaio egiziano impiegato in precedenza nel cantiere di Telese. L’uomo avrebbe lamentato differenze tra le ore realmente lavorate e quelle contabilizzate, prospettando la possibilità di rivolgersi al sindacato.
Le intercettazioni del gennaio 2026 documenterebbero le preoccupazioni suscitate dalla protesta. Nei colloqui sarebbe emersa la volontà di continuare ad avere Salah come unico referente, evitando rapporti diretti con le maestranze. Gli atti fanno riferimento anche a prospetti paga con importi nominali compresi tra 4mila e 5mila euro che, secondo l’accusa, non avrebbero rispecchiato le somme effettivamente consegnate agli operai.
Permessi e sicurezza
L’inchiesta affronta inoltre la posizione amministrativa di alcuni lavoratori. Una parte degli operai egiziani sarebbe stata impiegata senza un regolare permesso di soggiorno. In alcune conversazioni intercettate nel febbraio 2024 emergerebbe la preoccupazione per possibili controlli dell’Ispettorato del lavoro e per la presenza degli stranieri nei cantieri.
Secondo gli investigatori, in alcuni casi sarebbero stati utilizzati documenti alterati o fotografie applicate su atti intestati ad altre persone. La Areco avrebbe così versato contributi per lavoratori formalmente assunti e in regola, mentre le prestazioni sarebbero state svolte da altri operai privi dei documenti necessari.
Un altro punto riguarda la sicurezza. La Procura ipotizza irregolarità nella formazione obbligatoria. Verbali e attestazioni sarebbero stati predisposti o completati successivamente, mentre in una delle conversazioni intercettate sarebbe stata disposta l’apposizione di firme su fogli in bianco.
Negli atti compare anche la ricerca di un immobile in cui sistemare una decina di lavoratori stranieri. Per gli inquirenti, le condizioni abitative prospettate contribuirebbero a delineare la situazione di dipendenza degli operai dal loro intermediario e dal datore di lavoro.
È questo il lato meno visibile della grande opera: dietro appalti, subaffidamenti e avanzamento dei cantieri, l’indagine descrive uomini che, secondo l’accusa, avrebbero lavorato per giornate interminabili, con riposi ridotti e compensi gestiti da altri.
L’indagine
In relazione a questa vasta indagine, la Procura aveva chiesto l’applicazione di misure cautelari nei confronti di 45 persone. Per 19 di loro il gip ha disposto l’interrogatorio preventivo, passaggio che precede la decisione sulle richieste avanzate dall’accusa. Tra questi non figurano i Belforte, ma la scelta procedurale non rappresenta una valutazione definitiva sulla fondatezza delle contestazioni o delle aggravanti mafiose. Tutti gli indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
Al via gli interrogatori preventivi dei 20 indagati
Sono cominciati ieri, davanti al gip Federica Girardi del Tribunale di Napoli, gli interrogatori preventivi di venti indagati nei confronti dei quali la Procura ha chiesto l’applicazione di una misura cautelare.
Dante Salzillo, 45 anni, Raffaele Salzillo, 49 anni, e Angelo Salzillo, 39 anni, tutti di Marcianise, hanno reso dichiarazioni spontanee, mentre Giandomenico Colella (nel tondo a sinistra), 43 anni, e Domenico Di Lillo (nel tondo a destra), 59 anni, anche loro di Marcianise, hanno affrontato l’interrogatorio. Le difese hanno così potuto esporre al giudice gli elementi con i quali contestano la ricostruzione della Procura. Il gip dovrà valutare le dichiarazioni e la documentazione prodotta prima di pronunciarsi sulle richieste cautelari.
Le altre persone convocate sono Aristodemo Busillo, 56 anni, domiciliato a Ravenna; Alessio De Luca, 43 anni, di Fara in Sabina; Piero Centonze, 40 anni, domiciliato a Matera; Maurizio Ferroni, 61 anni, di Roma; Francesco Cosentino, 47 anni, di Salerno; Ali Salah Ali Abdelati, 41 anni, di Tivoli Terme; Salvatore Francesco Caruso, 51 anni, Alessandro Cupellini, 63 anni, entrambi di Roma; Maurizio Di Prima, 59 annim di Milano; Antonio Donadio, 51 anni, di Senise; Gianfranco Fontana, 55 anni, di Napoli; Costantino Guidubaldi, 55 anni, di Roma; Vincenzo Moriello, 50 anni, di Marcianise; Alberto Sannino, 45 anni, di Villaricca; e Alessandro Stabile, 49 anni, di Velletri.
Il procedimento riguarda un presunto sistema di affidamenti, favori e tangenti negli appalti dell’Alta velocità Napoli-Bari. Secondo la Dda, la Areco dei fratelli Dante e Raffaele Salzillo avrebbe favorito imprese ritenute vicine al gruppo Belforte. Ai due è contestato il concorso esterno in associazione mafiosa. L’inchiesta comprende anche ipotesi di corruzione, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, sfruttamento di lavoratori egiziani e favoreggiamento.
La posizione di ciascun indagato resta autonoma e non tutte le contestazioni riguardano tutti i soggetti convocati.
Nel complesso, la Procura ha chiesto misure cautelari per 45 dei 49 indagati: 37 richieste di custodia in carcere, quattro di arresti domiciliari e quattro divieti di dimora. Per venti posizioni il gip ha disposto l’interrogatorio preventivo.
L’invito a comparire non equivale all’applicazione della misura. Gli indagati sono stati chiamati a fornire la propria versione prima della decisione del giudice, come previsto dalla disciplina dell’interrogatorio preventivo.
Nel collegio difensivo figurano, tra gli altri, gli avvocati Domenico Cesaro, Nicola Russo, Angelo Raucci, Ferdinando Letizia e Nicola Musone.
Le contestazioni si trovano nella fase delle indagini preliminari e dovranno essere verificate nel contraddittorio tra accusa e difese. Tutti gli indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
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