Caro benzina, l’USB scarica letame davanti al portone di Cassa Depositi e Prestiti

L'Unione Sindacale di Base: "Cassa Depositi e Prestiti detiene il 30,918% del capitale di ENI. Grazie all’aumento del prezzo del petrolio dovuto alla guerra in Medio Oriente, ENI ha già raggiunto un utile netto di 3,64 miliardi di euro nel primo semestre di quest’anno, con un aumento del 43% rispetto allo scorso anno".

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USB, protesta davanti alla sede di Cassa Deposito e Prestiti: letame davanti al portone di ingresso.
USB, protesta davanti alla sede di Cassa Deposito e Prestiti: letame davanti al portone di ingresso.
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Un mucchio di letame scaricato proprio davanti al portone d’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti e uno striscione ben visibile teso in strada: “Contro caro benzina e gasolio – Mobilitazione Generale – USB”. È la protesta messa in atto dai militanti dell’Unione Sindacale di Base (USB), scesi in piazza con bandiere del sindacato e che hanno scelto di lanciare un segnale inequivocabile all’ingresso dell’edificio in piazza Giuseppe Verdi, a Roma.

La manifestazione è stata organizzata per puntare i riflettori sui continui e insostenibili rincari dei prezzi di benzina e del gasolio, che stanno mettendo letteralmente in ginocchio lavoratori, famiglie e trasportatori. Secondo il sindacato di base, le politiche attuali e l’assenza di interventi efficaci sul calo delle accise o sul calmiere dei prezzi dei carburanti stanno impoverendo ulteriormente i cittadini.

In particolare, nel mirino dell’organizzazione sindacale è finita Cassa Depositi e Prestiti: “Cassa Depositi e Prestiti detiene il 30,918% del capitale di ENI. Grazie all’aumento del prezzo del petrolio dovuto alla guerra in Medio Oriente, ENI ha già raggiunto un utile netto di 3,64 miliardi di euro nel primo semestre di quest’anno, con un aumento del 43% rispetto allo scorso anno. Per la seconda parte dell’anno le previsioni sono ancora più ottimistiche”.

“Più la situazione peggiora e il prezzo del carburante sale – continua la nota – più ENI e le altre compagnie petrolifere guadagnano e vedono salire i loro utili. Negli ultimi 5 anni ENI ha ottenuto utili netti per 29,7 miliardi di euro. Il tetto che hanno introdotto cambia poco alla situazione che stiamo vivendo e cristallizza il prezzo di gasolio e benzina molto al di sopra del prezzo dello scorso anno”.

“Cosa fa Cassa Depositi e Prestiti, direttamente legata al Ministero dell’Economia e delle Finanze? Incassa i dividendi che derivano dagli utili crescenti che ENI sta ottenendo grazie all’aumento del prezzo dei carburanti, per questo abbiamo deciso di scaricare del letame di fronte alla sua sede di Roma: siamo stanchi di mancette, sconti e bonus”.

“È ora di fermare questa vergogna, di restituire a tutti e tutte quello che ci spetta. Abbassate il prezzo di gasolio e benzina: Eni deve tornare ad essere pubblica. Servono misure strutturali, una nuova scala mobile per fare sì che i salari coprano l’inflazione, il blocco dei prezzi, delle bollette e degli affitti, tramite un intervento pubblico vero e deciso, la tassazione completa degli extra profitti e l’istituzione di osservatori nelle prefetture contro la speculazione”.

La scelta dell’azione dimostrativa — culminata con il gesto del letame depositato all’entrata — vuole rappresentare simbolicamente il giudizio del sindacato sulle risposte finora ricevute dalle istituzioni e dai governi rispetto all’emergenza del caro vita. L’USB ha ribadito la necessità di lanciare una vera e propria mobilitazione generale per bloccare i prezzi dei beni di prima necessità e dei carburanti.

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