Centomila euro verso Tenerife, la pista che porta a Capaldo

I carabinieri ricostruiscono il trasferimento disposto da Pellegrino per l’acquisto di una casa: ipotizzato un finanziamento al cognato

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Antonio Zagaria, Vincenzo Pellegrino, Filippo Capaldo e Carmine Zagaria
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CASAPESENNA – Lontani. Sempre più spesso in Spagna, sempre meno nel Casertano. E quando tornano sul territorio provano a non farsi notare. I Capaldo, nipoti del boss Michele Zagaria, restano però al centro delle ricostruzioni investigative sugli interessi economici della famiglia. La distanza, secondo gli investigatori, non avrebbe interrotto quei legami. Ci sono i contatti. Gli interlocutori. E quelli che, nell’ipotesi dell’accusa, possono mettere a disposizione il denaro.

Le indagini degli ultimi anni hanno esplorato diversi fronti: il latte, i supermercati, la presunta nuova struttura del gruppo Zagaria. Tra i contatti operativi, nella recente ricostruzione del Nucleo investigativo dei carabinieri di Caserta e della Dda di Napoli, compare Costantino Garofalo (arrestato a luglio), cui vengono attribuiti anche rapporti, per conto dei Capaldo, con alcuni calabresi ritenuti legati alla ’ndrangheta.

Sul versante economico, invece, i carabinieri della Compagnia di Casal di Principe, qualche mese fa, hanno concentrato l’attenzione su Vincenzo Pellegrino, originario di Villa di Briano, cognato di Filippo Capaldo, il maggiore dei fratelli (gli altri sono Nicola e Maria Francesco), indicato nelle ricostruzioni investigative come il possibile erede dello zio Michele Zagaria.

Il bonifico

Pellegrino, secondo la lettura investigativa, è una sorta di ‘cassaforte’ Ed è qui che emerge una vicenda precisa. Una data. Un bonifico. Centomila euro.

Il 28 dicembre 2022 Pellegrino utilizza una Jeep Renegade sottoposta a intercettazione ambientale. Gli investigatori ascoltano i suoi dialoghi prima e dopo un’operazione effettuata alla Bnl di Aversa: un trasferimento di 100mila euro a favore di un uomo chiamato “Armando”. Nei dialoghi si parla dell’acquisto di una casa a Tenerife.

Per i carabinieri, però, dietro quella compravendita ci sarebbe altro. Il bonifico, ipotizzano, sarebbe servito a finanziare Filippo Capaldo.
A sostenere questa lettura sono soprattutto le confidenze fatte da Vincenzo Pellegrino a un amico nel pomeriggio. Parlando del bonifico e della casa, Pellegrino lascia intendere di non aver potuto fare diversamente. Lamenta le proprie difficoltà economiche e spiega che soltanto quella persona avrebbe potuto chiedergli il denaro e ottenerlo: a chiunque altro avrebbe detto di no.

Da qui l’ipotesi dei carabinieri: Filippo Capaldo potrebbe essere un socio occulto nelle imprese riconducibili al cognato. Dopo il bonifico, Pellegrino ne comunica l’esito a un contatto indicato come “Cristina di IG Tenerife”, che gli investigatori collegano alla donna da lui descritta come la ragazza di Filippo.

Gli appalti

Soldi verso Tenerife a parte, l’inchiesta ha portato a ipotizzare anche accordi non leciti tra Pellegrino e altri soggetti, tra imprenditori e politici, per distribuire appalti tra il Casertano e altre province campane. Secondo l’accusa, le ditte di Terra di Lavoro avrebbero ottenuto lavori negli altri territori e le imprese di quelle province sarebbero venute a lavorare nel Casertano. Un meccanismo che sarebbe servito a non destare sospetti agli investigatori.

Il filone è quello dell’inchiesta che nel marzo scorso aveva portato agli arresti di Carmine e Antonio Zagaria e di Filippo Capaldo. Le misure sono state annullate dal Riesame per un vizio relativo all’autonoma valutazione del gip rispetto alla richiesta della procura.

Gli indagati colpiti dai provvedimenti sono tornati liberi. Pellegrino, invece, non era stato raggiunto da una misura cautelare. Per quanto ci risulta, resta indagato a piede libero per trasferimento fraudolento di beni e reimpiego di capitali illeciti. Le contestazioni restano da dimostrare e per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva

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