Regali, appalti e sostegno elettorale: spunta il pacco griffato per Marcello De Rosa a Casapesenna

Gli investigatori ipotizzano un legame tra la consegna della scatola e l’incarico alla ditta di Barone

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I due imprenditori Garofalo e Graziano e il politico De Rosa
Costantino Garofalo, in carcere, Graziano Pellegrino e l'ex sindaco Marcello De Rosa (non indagati)
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CASAPESENNA – Frequentare chi conta, inserirsi nella politica e negli affari pubblici. È un aspetto centrale del profilo di Costantino Garofalo delineato dall’Antimafia di Napoli. Il giovane imprenditore delle pompe funebri, arrestato a luglio, deve rispondere di accuse pesanti: dall’associazione mafiosa alle estorsioni, dalla concorrenza illecita al coinvolgimento negli attentati esplosivi contro alcuni negozi. Gli inquirenti lo indicano come un presunto volto pulito della cosca Zagaria.

La frequentazione

E in questa ricostruzione trovano spazio i rapporti con Marcello De Rosa, sindaco di Casapesenna per dieci anni, fino al 2024, poi vicesindaco nella giunta guidata da Giustina Zagaria (incarico lasciato lo scorso giugno), già ai vertici della Provincia di Caserta e ora presidente regionale del partito Noi di Centro. Ecco, un politico che conta. E quella tra Garofalo e De Rosa è una frequentazione che abbiamo raccontato in diversi articoli, attraverso i tanti episodi messi nero su bianco dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta, coordinati dalla Dda di Napoli. Ora, sulla base di ulteriori atti acquisiti, possiamo aggiungere un nuovo capitolo di questo rapporto. L’ennesimo.

L’affidamento del verde

Il 29 luglio 2024 Garofalo raggiunge De Rosa in Comune, dove si trova anche la sindaca. Discutono della possibilità di affidare all’esterno il servizio di tumulazione al cimitero, al quale l’imprenditore delle onoranze funebri è interessato. Usciti dal municipio, Garofalo e De Rosa incontrano Antonio Corvino, titolare dell’omonima ditta di Casal di Principe, con il quale il politico aveva presumibilmente un appuntamento. I tre salgono sull’auto di Garofalo e percorrono il paese per mostrare all’imprenditore gli interventi di manutenzione del verde da eseguire. De Rosa prospetta la chiusura della procedura entro il venerdì e l’avvio dei lavori il lunedì successivo. Chiede chi si occupi di rispondere sul Mepa, la piattaforma attraverso cui le amministrazioni acquistano beni e servizi. Corvino indica il figlio. Il politico promette un messaggio per avvertirlo di controllare; l’imprenditore risponde che basterà anche un semplice saluto per comprendere l’avviso.

I militari trovano poi un riscontro negli atti comunali: con la determina del 5 agosto 2024, la manutenzione ordinaria e straordinaria del verde per dodici mesi viene affidata a Corvino mediante trattativa diretta sul Mepa, per 22.377,47 euro. Gli investigatori collegano l’affidamento a una telefonata del 29 maggio, precedente alle Comunali. Corvino chiedeva a De Rosa volantini da distribuire e riferiva di persone disposte a sostenere la lista di Giustina Zagaria, nella quale era candidato anche l’ex sindaco. Accennava inoltre al sentirsi poco considerato; De Rosa rispondeva che ci sarebbe stato tempo per tutto. I carabinieri leggono nello scambio una richiesta di contropartita al sostegno elettorale, poi soddisfatta con il lavoro. È una valutazione investigativa, non una responsabilità accertata.

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Durante il giro in auto emerge anche l’episodio raccontato nell’edizione di Cronache di Caserta del 9 luglio. De Rosa riferisce che un uomo impegnato nella sicurezza avrebbe spinto sua moglie e che lui sarebbe stato sul punto di chiamare Garofalo per evitare di esporsi personalmente. Aggiunge che era poi intervenuto Raffaele, soprannominato ’o Biondo. Gli inquirenti interpretano quel ricorso ipotizzato al giovane come un segnale dell’autorità criminale che gli sarebbe stata riconosciuta.

Il pacco Marinella

Salutato Corvino, De Rosa chiede a un uomo chiamato Giggino di mettere nella propria auto un pacco che, secondo i carabinieri, ha ricevuto da Garofalo. Il giovane racconta di aver comprato una cravatta da Marinella, a Napoli; il politico gli domanda se ne abbia presa una anche per lui. E Garofalo, stando alla ricostruzione degli investigatori, lo aveva fatto.

Per comprendere il rilievo attribuito al regalo bisogna tornare al 26 luglio. Dopo un incontro con De Rosa, Garofalo raggiunge Graziano Pellegrino, figlio dell’imprenditore Vincenzo (è il cognato di Filippo Capaldo, indicato dagli inquirenti come erede mafioso dello zio Michele Zagaria). I due parlano di lavori pubblici e guadagni. Garofalo racconta che una persona, identificata dai militari proprio in De Rosa, non aveva voluto ricevere soldi in quel momento e gli aveva detto di portarli il lunedì successivo: il 29 luglio, il giorno, sottolineano i militari, della consegna della cravatta.

Nello stesso colloquio discutono di un possibile affidamento del verde da circa 26mila euro alla Venti.Due Srl di Paolo Barone e di regali con cui coltivare rapporti utili a ottenere altri lavori, come raccontato nell’articolo del 13 settembre. Quell’affidamento non si concretizza a favore della società: il servizio andrà ad Antonio Corvino (l’imprenditore che De Rosa e Garofalo incontrano all’esterno del Municipio).

Facciamo un passo indietro. La Venti.Due aveva però già eseguito lavori in via del Giglio, vicenda di cui abbiamo scritto l’8 settembre. Il Comune ne aveva disposto la liquidazione il 22 luglio e, durante l’incontro del 26, De Rosa aveva chiesto a Garofalo se Barone fosse stato pagato, ricevendo risposta affermativa. È a questo pagamento e al racconto di Garofalo sui soldi da portare il lunedì che i carabinieri collegano il regalo consegnato a De Rosa, interrogandosi (quesito che mettono nero su bianco) anche sull’eventuale presenza di altro nella confezione.

L’interesse pubblico

Per quanto risulta dalle informazioni in nostro possesso, De Rosa, Pellegrino, Barone, Corvino e gli altri politici richiamati non sono indagati. Non sono coinvolti nell’inchiesta che ha portato in carcere Costantino Garofalo. La loro presenza negli atti, chiariamolo, non comporta, di per sé, una responsabilità penale. Ma raccontiamo questi episodi perché gli investigatori li ritengono significativi per ricostruire la presunta capacità di Garofalo di inserirsi nei rapporti con la politica e negli affari del Comune. Sono vicende che riguardano amministratori, affidamenti, regali e risorse pubbliche: conoscerle consente ai cittadini di comprendere quali relazioni e dinamiche siano finite sotto la lente dell’Antimafia.

È questo interesse pubblico a motivare l’attenzione giornalistica, mantenendo distinta la ricostruzione investigativa dalle responsabilità eventualmente accertate. Quella ricostruzione resta da verificare e, se ci saranno i presupposti, sarà sottoposta al vaglio dei giudici. Resta ferma la presunzione d’innocenza. Per tutti.

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