Josh Wander, cofondatore della holding 777 Partners che in passato ha detenuto la proprietà del Genoa, si è dichiarato colpevole di frode. L’ammissione è avvenuta davanti a un tribunale federale di Manhattan, a New York, dove l’imprenditore statunitense ha risposto alle accuse di frode telematica e frode relativa a titoli finanziari. “Quando ho fatto queste cose sapevo che quello che stavo facendo era sbagliato, e sono profondamente dispiaciuto per la mia condotta”, ha dichiarato Wander al giudice, assumendosi la piena responsabilità delle sue azioni.
L’indagine ha accertato che il manager ha ottenuto ingenti prestiti negli anni 2021 e 2022. Per assicurarsi i finanziamenti, ha presentato alle società creditrici documenti che sovrastimavano in modo significativo il valore reale dei beni posseduti dalla sua holding. A seguito della dichiarazione di colpevolezza, Wander ha accettato di versare un risarcimento pari a 500 milioni di dollari per coprire le perdite causate dalle sue operazioni fraudolente, come riportato dall’Associated Press.
Le difficoltà finanziarie di 777 Partners hanno avuto ripercussioni dirette anche sulla galassia di club calcistici costruita dalla società di Miami. Tra questi figura il Genoa, la cui stabilità è stata messa a rischio dalla crisi della precedente proprietà. La situazione ha richiesto interventi esterni per garantire la continuità aziendale del club ligure ed evitare conseguenze sportive e amministrative.
In seguito a questi eventi, la gestione del club ha subito una trasformazione. La holding A-Cap, che aveva finanziato 777 Partners con prestiti miliardari, è subentrata assumendo un ruolo di primo piano. Per superare l’esposizione finanziaria, è stato inoltre deliberato un aumento di capitale, un’operazione che ha visto l’ingresso di nuovi soci ma che è stata inizialmente contestata in tribunale. Una sentenza definitiva ha poi legittimato la nuova struttura proprietaria, stabilizzando l’assetto del Genoa.
Attualmente, la vicenda non è del tutto conclusa. A-Cap detiene ancora una quota del 23% del club, le cui azioni risultano sottoposte a sequestro cautelativo nell’ambito dei procedimenti legali in corso. Nella disputa è stato coinvolto anche Don Dransfield, ex dirigente del City Football Group, che aveva testimoniato contro l’operazione di aumento di capitale pur non avendo mai ricoperto incarichi ufficiali all’interno della società rossoblù.





