NAPOLI – Svolta nelle indagini sulla ‘stesa’ a colpi di pistola il 10 ottobre scorso nel quartiere Pianura. Un passante era stato colpito per errore alla testa da una pallottola. Gli agenti della squadra mobile della questura (diretta da Mario Grassia) hanno individuato e fermato i presunti responsabili del raid. Hanno stretto il cerchio attorno ai presunti responsabili dell’azione di fuoco ed eseguito la custodia cautelare in carcere per due ragazzi del posto. Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli ieri ha convalidato il provvedimento di fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti del ventitreenne Fabio Cesare Napolitano e del venticinquenne Pasquale Pirozzi, entrambi trasferiti in cella con le accuse di lesioni personali gravi e porto abusivo di armi da fuoco, reati aggravati dalla matrice e dalle modalità mafiose. Ma andiamo alla ricostruzione degli investigatori della Mobile.
La ricostruzione degli specialisti della Squadra Mobile della questura, supportati dagli agenti del locale commissariato e coordinati dal sostituto procuratore Prisco della DDA partenopea, ha permesso di fare piena luce sull’episodio consumatosi in via Francesco Arnaldi dieci giorni fa. Quella sera, una coppia di giovani a bordo di uno scooter ha esploso diversi colpi di pistola ad altezza uomo per effettuare una cruenta “stesa”, la classica dimostrazione di forza e controllo militare del territorio.
A essere colpito è stato un uomo del tutto incolpevole, un passante di origini peruviane di 59 anni che, mentre camminava per strada, è stato raggiunto da un proiettile di piccolo calibro al volto; l’uomo ora rischia di perdere un occhio, ha raccontato alle forze dell’ordine di aver avvertito le esplosioni e di aver visto sfrecciare il motoveicolo prima di sentire un fortissimo bruciore al viso seguito da un’abbondante perdita di sangue. L’attenta analisi dei filmati estrapolati dai circuiti di videosorveglianza pubblici e privati presenti nell’area ha consentito agli inquirenti di tracciare la rotta dei due centauri e raccogliere un quadro indiziario, che ha spinto infine gli indagati a cedere e a rilasciare dichiarazioni confessorie durante gli interrogatori.
Un ulteriore ed inquietante dettaglio emerso dalle indagini rivela che i due sarebbero persino tornati indietro sui propri passi per scusarsi con la vittima sanguinante dopo essersi accorti dell’errore di persona; ciononostante, pur ammettendo le proprie responsabilità di fronte agli inquirenti, i fermati hanno mantenuto una condotta reticente riguardo alle reali motivazioni e al mandante del raid. Gli accertamenti della Mobile sono tuttora in corso per ricostruire il contesto in cui è maturato il raid. Sospettano una contrapposizione armata tra le paranze emergenti di Pianura.







