La discussione sul Pallone d’Oro si è spesso concentrata sui successi di squadra, ma è arrivato il momento di rimettere al centro le qualità individuali. Il premio per il miglior club esiste già ed è un riconoscimento a parte. Se il criterio principale torna ad essere il valore del singolo, il miglior attaccante al mondo ha dimostrato di meritare il trofeo.
Analizzando il quadro generale, pochi calciatori hanno mostrato una completezza simile. Forse solo Khvicha Kvaratskhelia ha rivaleggiato con lui per capacità di incidere, ma la vetrina internazionale offerta dalla nazionale georgiana non è paragonabile a quella di altre. Il confronto più serrato sarà probabilmente con Lamine Yamal, favorito dalla vittoria della Spagna ai Mondiali.
Yamal possiede una tecnica pura eccezionale, specializzandosi nel dribbling, ma non si può negare che l’attaccante del Real Madrid sia dotato di un tasso tecnico sopraffino, abbinato a una fisicità e a una capacità realizzativa superiori. Il bilancio ai Mondiali, per esempio, parla chiaro: dieci reti contro una.
Giocatori come Harry Kane ed Erling Haaland sono “centravanti” più puri, con una presenza differente negli ultimi sedici metri, ma questo non toglie al francese lo status di cannoniere implacabile. Anzi, i trofei di capocannoniere lo confermano: ha superato i suoi avversari sia in Liga, vincendo il Pichichi con 25 reti, sia in Champions League con 15 centri.
La sua performance ai Mondiali è stata storica, con 10 goal che non si vedevano in un singolo torneo dai tempi di Gerd Müller negli anni ’70. Questo dimostra la sua capacità di segnare non solo da prima punta, ma anche partendo in velocità, con tiri dalla distanza o con soluzioni di classe nello stretto.
L’argomento principale dei suoi detrattori riguarda i risultati delle squadre in cui ha militato. Da quando ha lasciato il Paris Saint-Germain, il club parigino ha vinto due Champions League, mentre il suo Real Madrid ha conquistato solo una Supercoppa UEFA e un Mondiale per Club, trofei legati a successi precedenti al suo arrivo.
Questa critica, però, può essere ribaltata. Aver segnato 98 reti in 115 presenze con una squadra non dominante è un’impresa ancora più straordinaria, che ne esalta il valore. Viene da chiedersi quanti goal avrebbe potuto segnare nel Real Madrid stellare di Ancelotti o in quello di Zidane.
Non si sta valutando il premio per la migliore squadra, ma quello per il miglior giocatore. I trofei vinti hanno un peso, essendo uno dei tre criteri ufficiali insieme a “prestazioni individuali e capacità di incidere” e “classe e fair play”. Tuttavia, pur essendoci chi ha vinto di più, nessun candidato quest’anno ha dimostrato di essere più completo e decisivo di lui.






