
CASAPESENNA – Subappalti milionari nei cantieri della ricostruzione post sisma nelle Marche, imprese schermate e fondi pubblici che sarebbero stati ottenuti attraverso un sistema di irregolarità e false rappresentazioni. È il quadro dell’inchiesta della Dda di Ancona che ha fatto scattare otto arresti. Al centro delle indagini della guardia di finanza, i fratelli Giuseppe e Raffaele Diana, ritenuti vicini alla fazione Zagaria del clan dei Casalesi, e Antonio Esposito.
Secondo la Procura, dietro l’attività di numerose società edili si sarebbero nascosti gli stessi imprenditori, che avrebbero continuato a ottenere lavori nonostante le interdittive antimafia. Un sistema reso possibile, a detta degli investigatori, anche grazie a presunti prestanome e collaboratori, ai quali venivano formalmente affidate quote e amministrazione delle imprese.
La rete societaria ruoterebbe attorno a Mira Costruzioni e Prospera, le cui commesse sarebbero state successivamente raccolte, almeno in parte, da Omega, Adriatica e Gisa Costruzioni. Per la Procura, si sarebbe trattato di un continuo ricambio di intestazioni per mantenere il controllo dei subappalti, superando gli ostacoli imposti dai provvedimenti antimafia.
In questo scenario compaiono Ignazio Aversano, 53 anni, di Frignano, e Domenico Amato, 42 anni, di Santa Maria a Vico, accusati di trasferimento fraudolento di valori con l’aggravante mafiosa. I due si sarebbero succeduti nella titolarità di Omega Costruzioni, ritenuta riconducibile a Giuseppe Diana. Stesso reato per Adrian Tanasie, 38 anni, di Tolentino, intestatario di Adriatica Costruzioni, e Giovanni Pacilio, 27 anni, di Castel Volturno, alla guida formale di Gisa Costruzioni. Le imprese avrebbero raccolto commesse precedentemente gestite da Prospera, continuando a operare in decine di cantieri.
Nel filone Esposito rispondono di trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante mafiosa contestata dalla Procura, Crescenzo Zara, 60 anni, di Villa Literno, Loreta Esposito, 22 anni, di Casal di Principe, e Pasqualino Allocca, 50 anni, dello stesso comune. I passaggi societari riguardano Ricostruire e Domina Holding. Zara avrebbe inizialmente assunto la guida formale di Ricostruire, mentre Loreta, figlia dell’imprenditore, e Allocca compaiono nelle successive operazioni sulle quote.
Un capitolo significativo riguarda Antonio Falanga, 22 anni, di Casapesenna, già socio unico e amministratore della Mira Costruzioni, al quale è subentrato Domenico Mastroianni, 45 anni, di Piana di Monte Verna. A entrambi la Procura contesta, in concorso con altri, la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa.
Secondo l’accusa, il sistema di intestazioni societarie avrebbe contribuito a nascondere la gestione effettiva delle imprese riconducibili ai fratelli Diana, consentendo di aggirare i controlli antimafia nei cantieri della ricostruzione.
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L’indagine dei finanzieri ricostruisce anche i legami familiari di Antonio Falanga: è figlio di Sonia Garofalo e di Ernesto Adriano Falanga, arrestato nel febbraio 2025 dopo essere stato trovato, secondo quanto riportato nell’ordinanza, in possesso di armi e di un bunker in un’abitazione della famiglia del boss Michele Zagaria a Casapesenna. Un episodio riferito al padre, non al figlio, richiamato dagli inquirenti per ricostruire i rapporti tra le famiglie Diana, Garofalo e Zagaria.
Per gli altri indagati citati in questa ricostruzione non risultano applicate le custodie in carcere disposte nei confronti dei principali destinatari dell’ordinanza.
Le ricostruzioni societarie e le contestazioni restano ipotesi accusatorie, sulle quali dovrà pronunciarsi la magistratura. Il gip, inoltre, ha escluso nei confronti di Antonio Esposito l’aggravante dell’agevolazione mafiosa contestata dalla Procura, pur disponendone la custodia cautelare in carcere. Per tutti resta ferma la presunzione di innocenza.
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