Risse, scarpe Nike rubate e stese in centro: la faida di Torre Annunziata tra il “IV Sistema” e i Gionta

Dalle botte con l'orologio nel centro commerciale alle raffiche di piombo in pieno giorno: viaggio nell'ordinanza choc del GIP che svela gli ultimi capitoli della guerra di camorra tra il Rione Penniniello e i Gionta.

11
Pubblicato il

TORRE ANNUNZIATA – Scarpe Nike volate come clave, vetrine messe a ferro e fuoco tra i clienti terrorizzati, orologi di lusso usati come armi improprie per spaccare i denti al rivale, e poi la stesa in pieno giorno per le strade del centro storico a sancire la legge del piombo. Sembra la sceneggiatura di una serie tv sulla malavita, eppure è la ricostruzione dettagliata di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal GIP del Tribunale di Napoli, Marco Discepolo, che fotografa gli ultimi, folli capitoli della sanguinosa faida di Torre Annunziata.

Sul tavolo della giustizia ci sono nove indagati, ritenuti a vario agio vicini o affiliati ai due opposti schieramenti che si contendono il controllo della città oplontina: da una parte lo storico clan Gionta, dall’altra i ‘ribelli’ del Rione Penniniello, in particolare quel “IV Sistema” che negli ultimi anni ha scalzato le vecchie gerarchie pretendendo persino il pizzo sulle onoranze funebri e scatenando una guerra senza esclusione di colpi.

Al centro della prima tranche d’indagine c’è una scena surreale andata in scena il 19 maggio 2025 all’interno del centro commerciale Maximall. Una location patinata, piena di famiglie, negozi e vetrine scintillanti, trasformata improvvisamente in un ring medievale.

La miccia si accende per vecchi attriti territoriali tra le fazioni. Da un lato ci sono i giontiani Vincenzo Di Salvatore, noto con il soprannome di “Amocace”, e Vincenzo Della Ragione, chiamato “o nzertat”; dall’altro il blocco del Penniniello con Jonathan Falanga, Salvatore Iovene, Salvatore Malvone e un minorenne. La situazione degenera in pochi secondi: i ragazzi del Penniniello hanno la meglio numericamente e pestano i due rivali. Ma il dettaglio che fa sorridere amaramente gli investigatori – e che mostra il livello di cialtroneria criminale unita alla violenza – riguarda il bottino e le armi improvvisate.

Nel bel mezzo del caos, mentre il negozio della Nike viene devastato con espositori e pezzi di arredamento usati come clave, i vincitori della rissa decidono che non basta umiliare i rivali: si mettono a rubare un paio di scarpe Nike che lo stesso Della Ragione aveva appena acquistato nel punto vendita. Una rapina nella rapina, consumata tra gli sguardi sbigottiti delle guardie giurate. Non è finita: mentre Salvatore Malvone vede il minore intento a dare schiaffi a un avversario immobilizzato, gli si avvicina e, anziché usare un’arma da fuoco, decide di colpire ripetutamente la vittima alla bocca utilizzando il quadrante del proprio orologio da polso come un tirapugni improvvisato.

Una sconfitta del genere, consumata nel tempio dello shopping e culminata con il furto delle scarpe e le botte date con l’orologio, i Gionta non potevano farla passare liscia.

Il clan, nonostante i duri crolli subiti negli anni e i capi storici al 41-bis, si attiva immediatamente per ristabilire il prestigio ferito attraverso una doppia reazione. Prima di tutto, Valentino Gionta – classe 1991, nipote del boss storico – insieme a Marco Scognamiglio (cantante neomelodico noto col nome d’arte di Marco Marciano) e ad altri complici si reca in un bar gestito da un parente del rivale Salvatore Iovene. Qui, dopo averlo schiaffeggiato e preso a caschi in testa, gli intimano brutalmente di chiudere l’esercizio commerciale. Poi, esattamente ventiquattro ore dopo l’umiliazione al Maximall, il 20 maggio 2025, un commando in sella a diversi motocicli sfreccia per le vie del centro di Torre Annunziata in pieno giorno, dirigendosi verso l’abitazione della famiglia del minore coinvolto nella rissa, dove vengono esplosi diversi colpi di arma da fuoco in mezzo alla strada, incuranti dei passanti, per ribadire la legge del terrore.

Per gli indagati il quadro è pesantissimo. Il giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere per la maggior parte dei soggetti coinvolti, contestando a vario titolo i reati di rissa aggravata dal metodo mafioso, danneggiamento, rapina, porto abusivo di armi e spari in luogo pubblico. Solo per i profili minori e incensurati, come Marco Scognamiglio ed Ernesto Gionta, sono stati concessi i domiciliari. Ancora irreperibile Valentino Gionta.

Una sequenza di eventi che dimostra come la camorra di ultima generazione sappia muoversi tra i centri commerciali della modernità e i metodi arcaici delle stese in motorino, alternando la violenza cieca a episodi tragicomici degni della peggiore microcriminalità di strada.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome