Alberto Aquilani presenta il suo nuovo Sassuolo

70
Cronache sport calcio
Cronache sport calcio

Alberto Aquilani ha iniziato la sua nuova avventura sulla panchina del Sassuolo, un club noto per lanciare allenatori emergenti. Dopo quindici anni da calciatore e una prima fase da tecnico, Aquilani si è detto pronto per il suo esordio in Serie A, portando con sé una filosofia chiara basata sulle idee e sulla creazione di un’identità forte.

Il suo approccio tattico non si lega a un singolo modulo, ma a come i giocatori occupano il campo. Per Aquilani, il dibattito tra “giochista” e “risultatista” ha poco senso, poiché l’obiettivo è sempre la vittoria. “L’idea è quella di avere il controllo quando si può, ma non lo puoi fare sempre e allora devi capire come difenderti”, ha spiegato l’allenatore, sottolineando l’importanza di un equilibrio tra le due fasi.

Il suo bagaglio professionale è stato arricchito da esperienze internazionali e dal confronto con grandi allenatori. Con Roberto De Zerbi, definito un amico, ha un dialogo quasi quotidiano per confrontarsi sulle metodologie di lavoro. Da Jorge Jesus, ai tempi dello Sporting Lisbona, ha appreso un metodo analitico che lo ha spinto ad approfondire lo studio del gioco, mentre da Luciano Spalletti, che lo ha lanciato alla Roma, ha imparato la capacità di evolversi costantemente.

Al Milan, con Massimiliano Allegri, ha osservato da vicino la gestione di uno spogliatoio ricco di campioni, un’esperienza che ha definito di “altissimo livello”. Rafa Benitez al Liverpool, invece, gli ha mostrato le sfumature del ruolo di manager all’inglese. Questa mentalità aperta lo ha portato di recente anche a studiare da vicino il lavoro di Cesc Fabregas al Como.

Aquilani si è riconosciuto fin da subito nei valori del Sassuolo, un club con una chiara missione di valorizzazione dei talenti. “Se vedo qualità importanti, non ho problemi a concedere spazio a prescindere dall’età”, ha affermato, precisando però che la gestione dei giovani deve essere graduale e condivisa. La dirigenza, con Veronica e Marco Squinzi, gli ha confermato la centralità del progetto sportivo.

Nello spogliatoio, il suo metodo si basa su coerenza e buonsenso. Ha chiarito di non essere un “sergente di ferro”, ma di fidarsi degli uomini prima che dei calciatori, trattando ognuno in base alla sua storia e al suo carattere, senza favoritismi. Il gruppo è stato descritto come “un cantiere aperto”, volenteroso e curioso, ma con la necessità di inserire nuovi elementi per accelerare il processo.

L’allenatore si aspetta molto da Domenico Berardi, che “ha sposato il progetto”, e vede in Nemanja Matic un veterano capace di portare sana ambizione. Il calendario gli riserverà presto una sfida speciale contro la Roma, e sarà anche il primo confronto da tecnico con Daniele De Rossi, che considera “come un fratello”.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome