La frattura tra Giancarlo Antognoni e la Fiorentina si è acuita. La storica bandiera viola ha respinto l’invito del club a partecipare alle celebrazioni per il centenario, previste per il 29 agosto, definendo la proposta della società un’offesa.
Il comunicato del presidente Rocco Commisso, che annunciava la volontà di ritirare per un anno la maglia numero 10 in suo onore, non è stato interpretato come un gesto di pace. Al contrario, è diventato motivo di ulteriore polemica, aggravando i rapporti già tesi con la proprietà.
Intervenendo pubblicamente, Antognoni ha espresso tutta la sua amarezza. “Sono andato via dalla Fiorentina per problemi con la proprietà”, ha dichiarato. “Dopo cinque anni, leggo un comunicato sul ritiro della mia maglia. O mi prendono in giro o pensano che sia uno sciocco. Mi metto sempre a disposizione, ma queste situazioni non le accetto”.
L’ex capitano ha quindi confermato la sua assenza, motivandola con la coerenza rispetto alla decisione presa al momento del suo addio al club. “La proprietà è sempre la stessa e non cambio idea. Quel comunicato del presidente mi ha fatto imbestialire”, ha concluso.
A inasprire ulteriormente i toni sono arrivate le parole del figlio, Alessandro Antognoni, che ha pubblicato una lettera aperta indirizzata alla dirigenza viola. “Credi realmente che mio padre rinuncerebbe alla festa del centenario per un capriccio?”, ha scritto Alessandro, sottolineando come questa assenza rappresenti per lui “un dolore profondo”.
Nella sua lettera, il figlio dell’ex campione del mondo ha descritto un processo di progressiva emarginazione. “Mio padre non è mai stato reso partecipe di nessuna scelta, fino a essere lentamente accantonato e scaricato come l’ultima ruota del carro”, ha affermato. Secondo Alessandro, l’invito rappresenta “l’ultima spiaggia per una ferita ormai insanabile”.
Alessandro ha poi criticato duramente l’idea del ritiro temporaneo della maglia numero 10. “Non lo fare, dammi retta. Quel numero rappresenta il sogno di ogni ragazzino”, ha scritto, domandando se la società consideri suo padre “una marionetta da tirare fuori a piacimento”. Anche la madre, Rita Antognoni, ha appoggiato pubblicamente le parole del figlio.
Nonostante il conflitto con la dirigenza, Antognoni ha ribadito il suo amore per la città. “Mi sono innamorato di Firenze e della sua gente, che ancora oggi mi dimostra un affetto incredibile”, ha ricordato. “Ho poche vittorie, ma Firenze è il mio scudetto”.



