Marocchino ricorda l’amicizia con Francesco Guccini

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Cronache sport calcio
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L’ex calciatore Domenico Marocchino ha rievocato la sua amicizia con Francesco Guccini, nata a Bologna a metà degli anni Ottanta. Un legame speciale, sbocciato lontano dai campi da calcio, tra i tavoli di una trattoria e le vie della città.

Marocchino ha raccontato come tutto sia nato per caso. Appena arrivato nel capoluogo emiliano, dove ha giocato dal 1984 al 1987, girava a piedi per la città alla ricerca di un locale autentico. Un giorno, guidato dall’istinto, ha trovato “Il Tinello” in via dei Giudei, la stessa via citata dal cantautore in una sua canzone.

Entrando, ha notato subito l’atmosfera unica: sui tavoli c’erano biglietti con disegni e scritte come “Prenotato solo per chi vogliamo noi”, realizzati dal fumettista Bonvi. Il titolare, Gianni, lo ha accolto e fatto accomodare. Quella trattoria è diventata presto un punto di ritrovo per un gruppo eterogeneo che includeva Guccini, Bonvi, i musicisti del cantautore e, a volte, persino Umberto Eco seduto a un tavolo vicino.

Le serate erano scandite da mortadella a cubetti e lambrusco, come ha ricordato l’ex calciatore. Un “paradiso su misura”, per usare le parole di una canzone di Guccini. Proprio a tavola, Marocchino ha conosciuto la vera essenza del cantautore, una persona che ha definito “persino migliore delle sue bellissime canzoni, piene di vita vera”.

Guccini non sapeva che Marocchino fosse un calciatore, e quest’ultimo non glielo ha mai rivelato. “E se l’ha saputo da qualcuno non mi ha mai chiesto nulla di calcio. Meglio così”, ha commentato l’ex ala. I loro discorsi vertevano sulla vita, sul mondo e sulla gente di Bologna, con Marocchino affascinato dal processo creativo dietro le canzoni del “Maestrone”.

Tra i ricordi più vividi, l’ex giocatore ha descritto Guccini come un grande narratore dallo sguardo curioso e intelligente, sempre vestito con un maglione. Un giorno, il cantautore lo ha invitato a seguirlo. Marocchino pensava di assistere alle prove in una sala di incisione, ma la destinazione è stata un’altra.

Guccini lo ha condotto in un oratorio, dove una ragazza insegnava canto a un coro di bambini. I due sono rimasti in silenzio ad ascoltare, vivendo un momento che l’ex calciatore ha definito “molto intenso”. “Non so perché mi avesse voluto portare lì”, ha spiegato, “mi piace pensare che sia stato per un comune sentire, perché immaginava che avrei apprezzato”.

Pur non essendo mai andato a un suo concerto, Marocchino ha confessato di amare le storie dietro le canzoni. Brani come “Incontro” e “Autogrill” sono per lui la colonna sonora di quelle serate, capaci di riportarlo con la memoria a quella Bologna e a un mondo che non esiste più.

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