Un video diventato virale sui social network ha mostrato un tifoso dell’Atalanta mentre bruciava su un barbecue la maglia numero 15 di Marten De Roon. L’autore del gesto, un imprenditore della zona, ha ripreso la scena e l’ha diffusa online per manifestare il proprio dissenso. La maglia, come emerso successivamente, era stata acquistata tempo prima durante un’asta di beneficenza, un dettaglio che ha aggiunto ulteriori elementi di discussione.
La protesta è nata in reazione a indiscrezioni e voci di mercato che ipotizzavano un possibile trasferimento del giocatore, percepito come un tradimento. L’atto ha immediatamente acceso un forte dibattito tra i tifosi e nell’opinione pubblica, con reazioni contrastanti che hanno messo in discussione il concetto di fedeltà e il rapporto tra atleti e club nell’era del calcio moderno.
La vicenda appare in netto contrasto con la storia del centrocampista olandese, considerato una vera e propria bandiera del club bergamasco. De Roon detiene infatti il record assoluto di presenze con la maglia dell’Atalanta, che ha indossato per 444 volte in competizioni ufficiali. Si tratta di un legame celebrato in più occasioni dallo stesso giocatore, che in occasione del raggiungimento del record si è commosso davanti a uno striscione dedicatogli dalla curva.
Il suo rapporto con la città va ben oltre il rettangolo di gioco. Stabilitosi a Bergamo quasi dieci anni fa, De Roon ha costruito un solido e profondo legame con il territorio e la sua comunità, condividendo anche i momenti più difficili come l’emergenza sanitaria legata al Covid-19. La sua famiglia è completamente integrata nel tessuto sociale, con le figlie che sono cresciute in città e parlano con un accento locale, a testimonianza di un radicamento non comune per un calciatore straniero.
Sotto la guida tecnica di Gian Piero Gasperini, il giocatore è cresciuto fino a diventare un perno insostituibile della squadra, un leader silenzioso nello spogliatoio. Le sue prestazioni gli hanno permesso di raggiungere stabilmente la nazionale olandese e di conquistare da protagonista la storica vittoria dell’Europa League nella stagione 2023-2024. Lo stesso allenatore ha sempre dimostrato grande stima nei suoi confronti, valorizzandone le qualità tecniche e umane.
L’episodio della maglia bruciata ha inevitabilmente diviso la tifoseria tra chi ha condannato fermamente il gesto dell’imprenditore e chi, pur non approvando il metodo, ha espresso delusione per le sole ipotesi di un addio. Molti hanno comunque auspicato che, al di là delle dinamiche di mercato, al giocatore venga tributato il giusto riconoscimento per l’impronta lasciata nella storia recente del club. Il calciatore, secondo quanto dichiarato in passato, ha più volte espresso l’intenzione di tornare a vivere a Bergamo una volta conclusa la sua carriera agonistica.





