Greenpeace International ha lanciato un cortometraggio intitolato “SLAPP Suit”, con protagonisti il premio Oscar Javier Bardem e l’attrice Yasmin Finney. L’opera denuncia la crescente minaccia delle cause legali temerarie, note come SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation), utilizzate dalle grandi aziende inquinanti per ridurre al silenzio le voci critiche.
Queste azioni giudiziarie sono uno strumento con cui le compagnie dei combustibili fossili costringono attivisti, giornalisti e organizzazioni non profit ad affrontare enormi spese legali e a sprecare tempo e risorse. L’obiettivo finale è impedire loro di continuare a denunciare i crimini ambientali e scoraggiare ogni forma di protesta.
«Ho realizzato questo film perché Greenpeace sta affrontando una gigantesca battaglia legale sulla libertà di espressione», ha dichiarato l’attore Javier Bardem. «Ma in realtà riguarda qualcosa di molto più grande: i tentativi diffusi di mettere a tacere l’attivismo. La domanda non è perché protestare, ma come potremmo non farlo se vogliamo preservare la nostra libertà di esprimere il dissenso?».
Un esempio emblematico è quello della società statunitense Energy Transfer, operante nel settore degli oleodotti. Nell’ultimo decennio, ha intentato una serie di cause infondate contro Greenpeace negli Stati Uniti e Greenpeace International. Queste azioni sono state un palese tentativo di negare la libertà di espressione e punire la resistenza pacifica contro l’oleodotto Dakota Access, sostenuta dal movimento indigeno di Standing Rock.
L’attrice britannica Yasmin Finney ha aggiunto: «Molte persone non credono che i nostri diritti siano davvero sotto attacco, ed è per questo che abbiamo realizzato questo film. I prepotenti temono la forza dell’impegno collettivo, ed è proprio questo di cui abbiamo bisogno». Le tattiche di intimidazione come le SLAPP, infatti, non minacciano solo Greenpeace ma chiunque voglia difendere il pianeta.
Anche le compagnie petrolifere europee come Shell e Total hanno intentato cause temerarie contro Greenpeace, in alcuni casi respinte con successo. In Italia, è ancora in corso la causa intentata da Eni contro Greenpeace Italia. La denuncia per diffamazione è arrivata subito dopo che Greenpeace Italia e Recommon hanno promosso la prima causa climatica italiana contro Eni, un tempismo che suggerisce una chiara strategia intimidatoria.
Il nostro Paese detiene il triste primato europeo per l’abuso di cause temerarie. Non a caso, la coalizione CASE ha assegnato a Eni per due anni consecutivi il premio di “campione di SLAPP”. Simona Abbate, campaigner Clima ed Energia di Greenpeace Italia, ha sottolineato: «Queste tattiche sono ormai prassi anche in Italia. Per questo serve una normativa anti-SLAPP in grado di tutelare la libertà di espressione e di protesta pacifica».
Nel frattempo, la battaglia legale prosegue su più fronti. Greenpeace USA e Greenpeace International continuano a contrastare la condanna da 345 milioni di dollari legata al caso Energy Transfer. In Europa, Greenpeace International sta portando avanti una causa anti-SLAPP nei Paesi Bassi contro la stessa Energy Transfer, basandosi sulla legge olandese e sulla nuova direttiva europea di settore.














