Il benching, termine che letteralmente significa ‘tenere in panchina’, descrive un comportamento relazionale sempre più diffuso. Consiste nel mantenere un interesse ‘sospeso’ verso un’altra persona, senza mai arrivare a un impegno concreto o all’assunzione di una vera responsabilità. È un modo di esserci solo a metà, bloccati in una posizione di stallo.
Tutto parte spesso da un’amicizia avanzata o da un flirt, un rapporto che avrebbe le potenzialità per crescere ma che viene frenato. Chi pratica il benching offre un’attenzione saltuaria, quasi superficiale, mantenendo un’intermittenza di contatti e sentimenti. Il messaggio implicito è chiaro: ‘Mi interessi, ma non sono convinto e, nel dubbio, preferisco non perderti del tutto’.
Sebbene una certa dose di incertezza abbia sempre caratterizzato le fasi iniziali di una conoscenza, la novità è la diffusione capillare di questo atteggiamento dilatorio. Il benching è diventato uno dei canali principali attraverso cui si sviluppano (o non si sviluppano) le dinamiche sentimentali, un sintomo inequivocabile di quello che è stato definito ‘amore liquido’.
Questa tendenza riflette la paura di legarsi e una difficoltà ormai endemica nel creare rapporti solidi, specialmente nel vasto universo di storie che nascono e finiscono tramite social network e app di incontri. La tecnologia, applicata in modo così pervasivo ai sentimenti, genera un’incertezza direttamente proporzionale alla velocità con cui una relazione può nascere ed evaporare.
Il primo e più grave problema del benching è che alimenta aspettative senza basi reali, lasciando l’altra persona intrappolata in un limbo di attesa e confusione. Non può essere un punto di partenza sano per una relazione di coppia che abbia l’ambizione di essere stabile e duratura. Dietro la paura di impegnarsi si nasconde la fragilità dei rapporti umani moderni, vissuti in un eterno presente senza prospettive future.
Il benching si presenta come un’apparente e scaltra soluzione per eludere una componente fondamentale delle montagne russe dell’amore: il pathos dell’incognita. Ma c’è un momento in cui il tempo delle domande scade e bisogna avere il coraggio di dare, scommettendo su se stessi e sull’altro per attraversare insieme le incertezze della vita.
Svuotare l’amore di questo ingrediente significa depotenziarlo, sprecarlo in un banale gioco tattico. Il rischio, alla fine, è quello di passare dalla panchina allo spogliatoio, venendo espulsi dal gioco, o peggio, di non trovare mai il coraggio di alzarsi e scendere in campo.



















