Zvonimir Boban, oggi presidente della Dinamo Zagabria e commentatore sportivo, ha offerto una lucida analisi del calcio contemporaneo, con un’attenzione particolare al Milan e al panorama italiano. L’ex fantasista non ha perso il suo amore per il pallone e continua a seguirlo con occhio critico e appassionato.
Il giudizio sul suo ex club è stato severo. “Il Milan da anni non fa cose da Milan, in nessun senso”, ha dichiarato Boban, sottolineando una mancanza di progressi tangibili. L’unico aspetto positivo riscontrato è “il coraggio e la voglia di giocare un calcio offensivo”, un approchio che però non sempre ha portato a risultati. Secondo l’ex dirigente, la squadra è lontana dalla qualità necessaria per un vero salto dimensionale, citando l’acquisto di Ramos come un’operazione dal costo “sproporzionato”. Ha invece apprezzato la storia di Moustapha Cisse, “un ragazzino arrivato dal nulla grazie al talento”.
L’analisi si è poi estesa a tutto il calcio italiano, definito “lontano dall’Europa e dalla sua idea di velocità”. Per Boban, il problema è una mentalità poco offensiva e troppo fisica, con un abuso di difese a tre che ha etichettato come “catenacci modernizzati”. Un’eccezione positiva è rappresentata dal Como di Cesc Fàbregas, un progetto che segue con interesse.
In ambito europeo, Boban ha indicato Barcellona, Psg e Bayern Monaco come le squadre migliori in Champions League, con l’Arsenal come quarta favorita. Ha espresso grande ammirazione per il talento di Lamine Yamal e per il lavoro di Luis Enrique al Psg, inserendolo nella categoria dei grandi innovatori come Sacchi, Cruijff e Guardiola.
Riguardo ai suoi connazionali, ha parlato del futuro di Luka Modric, prevedendo per lui una stagione faticosa nel nuovo contesto tattico. “Credo che per lui sarà pesante giocare nel sistema di Amorim”, ha spiegato, a causa delle maggiori distanze da coprire in campo. Il legame più forte rimane però quello con la sua terra e la sua squadra del cuore, la Dinamo Zagabria. Boban ha confessato che vincere campionato e coppa nazionale da presidente è stato “il momento più bello della mia vita calcistica”, superiore anche alla Champions vinta con il Milan.
Infine, l’ex dirigente ha confermato i rapporti ormai interrotti con il presidente UEFA Ceferin e ha espresso dispiacere per la direzione presa dalla FIFA di Infantino, dove a suo dire “la politica, il potere e il business hanno preso troppo spazio”.







