GRAZZANISE – Un campo che doveva dare frutti, trasformato in un cimitero di veleni a cielo aperto. Una ferita profonda inferta al cuore di un’area agricola, dove migliaia di metri cubi di rifiuti speciali, in gran parte potenzialmente pericolosi, sono stati illecitamente sversati, accumulati e persino interrati, creando una vera e propria bomba ecologica a pochi passi dal centro abitato.
Il blitz che ha svelato questo scempio ambientale è scattato nella mattinata di oggi, 17 settembre 2026. I Carabinieri della Stazione di Grazzanise, impegnati in una serie di controlli mirati al contrasto dei reati ambientali, hanno concentrato la loro attenzione su un vasto appezzamento di terreno in via della Pietra. Quello che si sono trovati di fronte ha superato ogni previsione: un’area di oltre settemila metri quadrati, formalmente agricola, era stata convertita in una gigantesca discarica abusiva.
Lo scenario era spettrale. Su un suolo nudo, privo di qualsiasi sistema di impermeabilizzazione e quindi totalmente esposto al rischio di inquinamento delle falde acquifere, giaceva una montagna di rifiuti stimata in circa 5.680 metri cubi. Un catalogo dell’orrore ambientale: cumuli di inerti da demolizione, pericolosissime lastre di eternit frantumate, montagne di pneumatici fuori uso, fusti e sacchi di plastica dal contenuto ancora misterioso, e persino la carcassa carbonizzata di un’autovettura, probabile testimonianza di un rogo tossico. La scoperta più inquietante, emersa durante il sopralluogo, è che parte di questo carico di veleni era stata deliberatamente interrata, nel tentativo, evidentemente, di nascondere le prove e liberare spazio per nuovi sversamenti.
Al termine dei primi, meticolosi accertamenti, i militari dell’Arma hanno identificato il presunto responsabile. Si tratta di un uomo di 51 anni, residente in zona, risultato essere il proprietario sia del terreno che del fatiscente casolare presente al suo interno. Per lui è scattato il deferimento in stato di libertà alla Procura della Repubblica. L’ipotesi di reato contestata è pesante: attività di gestione di rifiuti non autorizzata, aggravata dalla vastità dell’area e dalla natura dei materiali.
Per fermare l’inquinamento e preservare le prove, i Carabinieri hanno agito con un provvedimento d’urgenza. L’intera proprietà, per un’estensione complessiva di 7.150 metri quadrati, è stata posta sotto sequestro preventivo. Paradossalmente, la custodia giudiziaria del fondo e del fabbricato è stata affidata proprio al proprietario denunciato.
L’indagine, tuttavia, è solo all’inizio. Ora la palla passa agli specialisti, che dovranno procedere alla complessa e costosa opera di “caratterizzazione” dei rifiuti, per analizzarne la composizione chimica, stabilirne il grado di pericolosità e, si spera, rintracciarne la provenienza. La posizione del 51enne resta al vaglio dell’autorità giudiziaria e, come sancito dalla legge, la sua eventuale responsabilità penale dovrà essere accertata in via definitiva nelle opportune sedi processuali. Resta, intanto, l’immagine desolante di un angolo di campagna fertile sacrificato sull’altare del profitto illecito, ennesima cicatrice in un territorio costantemente sotto attacco.








