Caccia: le associazioni contro la riforma al Senato

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Riforma venatoria
Riforma venatoria

Le principali associazioni ambientaliste italiane, tra cui ENPA, LAC, LAV, Legambiente, Lipu e WWF, hanno lanciato un appello a Forza Italia. La richiesta è stata rivolta in particolare alla capogruppo al Senato, Stefania Craxi, alla responsabile del Dipartimento Benessere Animale, Rita Dalla Chiesa, e a Marina Berlusconi.

L’obiettivo è ottenere un loro intervento per fermare il Disegno di legge 1552, un testo che secondo le associazioni stravolgerebbe la legge nazionale 157 del 1992, pilastro della tutela della fauna selvatica e della regolamentazione dell’attività venatoria nel nostro Paese.

Il provvedimento arriverà in Aula al Senato per la discussione nella prossima settimana. Le organizzazioni denunciano che il percorso legislativo è proceduto senza un’adeguata analisi delle criticità sollevate, che riguardano presunte violazioni delle direttive europee, della Costituzione italiana e della volontà espressa dalla maggioranza dei cittadini.

Le associazioni hanno ricordato un precedente intervento di Silvio Berlusconi quando, in qualità di Presidente del Consiglio, si adoperò per sanare la posizione dell’Italia nei confronti dell’Europa proprio in materia di caccia, evitando procedure d’infrazione. Ora, la situazione sembra essersi capovolta.

Il Disegno di legge 1552 è già stato oggetto di pesanti rilievi da parte della Commissione europea. In una lettera tenuta riservata per mesi dal Ministero dell’Ambiente, Bruxelles avrebbe elencato numerose violazioni della Direttiva Uccelli, prefigurando una nuova procedura d’infrazione a carico dell’Italia.

Secondo gli ambientalisti, la posta in gioco va oltre la sola attività venatoria. La riforma metterebbe in discussione principi fondamentali come la difesa della Costituzione, della Convenzione di Berna e del diritto europeo.

Sarebbero inoltre compromessi i diritti dei cittadini, in particolare la sicurezza e la libertà di movimento. Il testo, infatti, prevede un ampliamento delle aree in cui sarà possibile cacciare, estendendole potenzialmente fino alle spiagge. Introdurrebbe anche norme che limiterebbero la possibilità per i cittadini di opporsi o ostacolare tale attività.

Le conseguenze di questa modifica legislativa, se approvata, sarebbero devastanti. Le associazioni hanno sintetizzato i punti più critici: più spari, su un numero maggiore di specie, in più luoghi del territorio nazionale. La legge favorirebbe anche l’uso di richiami vivi e comporterebbe un ridimensionamento delle aree protette.

I tempi per un intervento sono strettissimi, data la rapidità con cui il testo sta procedendo in Parlamento. “Questo è il momento giusto per un vostro intervento”, hanno dichiarato le sei organizzazioni.

L’appello si conclude con una richiesta agli esponenti di Forza Italia di prendere una posizione pubblica, in linea con la tradizione politica liberale del partito. Una presa di posizione non solo a difesa della fauna, ma anche dei cittadini e dell’Italia stessa, che rischia di subire prevedibili e pesanti sanzioni economiche da parte dell’Unione europea.

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