Il presidente del Torino, Urbano Cairo, ha rinnovato il suo annuale omaggio al Grande Torino recandosi sulla collina di Superga. Un gesto di profondo rispetto e memoria che il patron granata ha compiuto ininterrottamente nei suoi ventuno anni di presidenza, consolidando un legame indissolubile con la storia del club.
La visita si è svolta in un’atmosfera di raccoglimento. Cairo ha deposto un fascio di rose rosse ai piedi della lapide che commemora i 31 caduti nella tragedia aerea del 4 maggio 1949. Si è poi fermato per un lungo momento di preghiera e silenzio, un tributo personale agli “Invincibili” che hanno scritto la pagina più gloriosa e al tempo stesso più tragica del calcio italiano.
La giornata scelta per la commemorazione ha un forte valore simbolico. L’11 maggio, infatti, non è una data casuale: nel 1947, proprio in quel giorno, allo stadio Comunale di Torino si disputò l’amichevole tra la Nazionale italiana e l’Ungheria, vinta dagli Azzurri per 3-2. Quella partita è passata alla storia perché l’undici titolare dell’Italia era composto da dieci calciatori del Grande Torino. Un record di rappresentanza che testimoniava la forza schiacciante di quella squadra e che resiste ancora oggi.
La dedizione di Cairo a questa tradizione non si è mai interrotta, neppure durante i momenti più difficili. Anche nel 2020, in pieno periodo di restrizioni dovute alla pandemia, il presidente era salito a Superga per un omaggio in forma privata, accompagnato da figure di grande spessore storico come Franco Ossola, figlio omonimo del celebre attaccante, e Susanna Egri, figlia di Ernő Egri Erbstein, il direttore tecnico di quella squadra leggendaria.
Dopo il momento di preghiera davanti alla lapide, la visita è proseguita all’interno della Basilica di Superga. Qui, Cairo è stato accompagnato da don Daniele Ballarin, missionario del Sermig e attuale responsabile della Basilica. Un incontro significativo, poiché don Daniele è parente dei fratelli Aldo e Dino Ballarin, due delle vittime della tragedia. Aldo, terzino, e Dino, portiere di riserva, erano due colonne di quel gruppo straordinario, e la presenza di un loro familiare ha aggiunto un ulteriore strato di emozione e continuità storica all’evento.
L’omaggio annuale del presidente non è solo un atto formale, ma rappresenta la volontà della società di mantenere viva la memoria di una squadra che ha superato i confini dello sport per diventare un simbolo di rinascita e orgoglio per un’intera nazione nel dopoguerra. Un impegno a non dimenticare il sacrificio e la grandezza degli Invincibili, la cui eredità continua a ispirare il club e i suoi tifosi.










