Mattia Caldara ha appeso le scarpette al chiodo la scorsa estate, una decisione sofferta ma inevitabile a causa di un lungo calvario di infortuni. L’ex difensore di Atalanta, Juventus e Milan non ha però lasciato il mondo del calcio: ha intrapreso una nuova carriera da allenatore nelle giovanili dell’Alzano, la società dove gioca suo figlio.
Il suo percorso si è interrotto bruscamente dopo l’arrivo al Milan nell’estate 2018, quando era all’apice della forma. “Ero pronto per una nuova sfida, ma è andata male”, ha raccontato Caldara. Due gravi infortuni consecutivi, al tendine d’Achille e al legamento crociato, hanno segnato l’inizio della fine. “Dopo la seconda operazione non mi sentivo più come prima, faticavo a recuperare. È stata dura vedere per un anno e mezzo i compagni allenarsi, mentre io facevo fisioterapia”.
Questa difficile situazione fisica ha avuto un profondo impatto anche sul suo stato mentale. “Non so se chiamarla depressione, ma non ero più me stesso. I miei genitori e mia moglie mi vedevano diverso”, ha confessato. Il lavoro, che era la sua passione, non lo realizzava più e parlarne con i suoi cari è stato fondamentale per affrontare quel periodo buio.
Nonostante i tentativi di rimettersi in gioco con le maglie di Atalanta, Venezia e Spezia, il corpo non ha più risposto. “La testa mi spingeva avanti, ma il corpo non mi aiutava. L’ultimo infortunio alla caviglia ha compromesso tutto definitivamente”, ha spiegato. Allenarsi era diventata una sofferenza, non più una gioia, portandolo alla conclusione che non ne valesse più la pena.
Ora, il suo futuro è in panchina. Allenare i ragazzi lo ha aiutato a superare lo smarrimento iniziale dopo il ritiro. A luglio inizierà il corso a Coverciano per ottenere il patentino di allenatore UEFA B, con l’obiettivo di fare esperienza e capire se questa sarà la sua strada.
Guardando indietro, i ricordi più belli sono legati all’Atalanta e a Gian Piero Gasperini. “È stato il periodo più bello della mia vita, mi sono sentito realizzato come uomo e calciatore”. Per Caldara, Gasperini è stato un “maestro di vita” che gli ha cambiato la visione del calcio. Un legame speciale, simboleggiato da un abbraccio dopo una vittoria contro il Napoli nel 2016: “Lo strinsi forte, come se fosse mio padre”.
Ha espresso parole di stima anche per altri suoi tecnici. Ha apprezzato Massimiliano Allegri alla Juventus per la sua grande capacità di gestire il gruppo, facendo sentire tutti importanti, pur conservando il rammarico di non aver potuto giocare in quella squadra. Di Stefano Pioli ha invece ricordato il lato umano: “Ha sempre avuto una buona parola per me”.













