Camorra 2.0: la droga del clan Contini arrivava a domicilio. Pusher con stipendio e turni, blitz con 13 arresti

335
Operazione dei carabinieri
Operazione dei carabinieri

NAPOLI – Un vero e proprio “drug delivery” in stile aziendale, con pusher-fattorini assunti con stipendio giornaliero e organizzati su turni per coprire l’intera giornata. È il sistema 2.0, efficiente e capillare, messo in piedi dal clan Contini per inondare di cocaina e marijuana l’area est di Napoli, smantellato all’alba di oggi da un’imponente operazione dei Carabinieri della Compagnia di Napoli Poggioreale. Su delega della Procura della Repubblica, i militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, che ha portato in carcere 6 persone e agli arresti domiciliari altre 7. Tredici indagati in totale, ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

L’operazione odierna rappresenta il culmine di una complessa indagine, condotta tra il 2022 e il 2023 sotto l’egida della D.D.A. partenopea. Il filo che ha permesso agli investigatori di svelare l’intera matassa è stato tirato a seguito di una perquisizione apparentemente di routine nei confronti di uno storico affiliato al clan Contini, potente costola del cartello camorristico noto come “Alleanza di Secondigliano”. In quell’occasione, i Carabinieri sequestrarono numerosi manoscritti, una sorta di “libro mastro” del crimine che conteneva la contabilità e le indicazioni operative delle attività illecite del gruppo, con un focus particolare sul narcotraffico.

Da quei fogli è partita un’attività investigativa certosina, fatta di intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti e osservazioni. Gli inquirenti sono così riusciti a risalire la “piramide dello spaccio”, delineando un’organizzazione strutturata e gerarchica. Ai vertici, personaggi di spicco contigui al clan Contini, che agivano con ruoli ben definiti: c’erano i “promotori”, che gestivano l’associazione e gli approvvigionamenti; i “procacciatori” e i “corrieri”, incaricati di reperire e trasportare le partite di droga; e infine i destinatari finali, che si occupavano dello smercio al dettaglio. Un ruolo cruciale era affidato anche alle figure femminili del gruppo, a cui era devoluto il compito, tanto delicato quanto rischioso, di occultare e custodire le sostanze stupefacenti.

Il modello di business era tanto semplice quanto efficace. Il clan gestiva due piazze di spaccio autonome ma interconnesse: una dedicata esclusivamente alla cocaina, l’altra alla marijuana. Il mercato copriva un territorio vastissimo che si estendeva tra i quartieri di San Carlo all’Arena, Vasto, Arenaccia, Poggioreale, Mercato e Rione Amicizia. La vera innovazione, però, era nella logistica. Abbandonate le tradizionali piazze di spaccio fisse, il clan aveva optato per una gestione “dinamica”. I clienti contattavano utenze telefoniche dedicate, un vero e proprio “centralino” dello spaccio, per ordinare la dose. A quel punto, una flotta di pusher-fattorini si attivava, consegnando la droga “porta a porta” in sella ai loro scooter, garantendo rapidità e discrezione. Un servizio a domicilio che funzionava a pieno regime per tutto l’arco della giornata, grazie a un sistema di turni di lavoro e a uno stipendio giornaliero garantito ai “dipendenti”, a dimostrazione della mentalità imprenditoriale dell’organizzazione criminale.

Gli elementi raccolti hanno convinto la Direzione Distrettuale Antimafia a contestare i gravi reati previsti dagli articoli 73 e 74 del D.P.R. 309/1990 e 416-bis del codice penale. Si precisa che il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in fase di indagini preliminari, contro la quale sono ammessi mezzi di impugnazione, e che i destinatari sono da considerarsi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome