NAPOLI – “Sfollati ma non rassegnati, vogliamo la nostra casa”. È esplosa sotto la sede dell’Acer di via Domenico Morelli la rabbia di circa cento residenti dei rioni popolari di Pozzuoli sgomberati dopo la violenta scossa di terremoto di magnitudo 4.7 dello scorso 31 luglio. Arrivati a Napoli a bordo di due autobus intorno alle 10, i manifestanti hanno chiesto risposte immediate sul futuro delle famiglie costrette da quasi due mesi a vivere presso parenti o in sistemazioni di fortuna. La tensione è aumentata quando il corteo si è spostato verso la Galleria Vittoria, bloccando dalle 11.15 alle 12.15 la circolazione in un senso di marcia e provocando pesanti ripercussioni sul traffico cittadino. Pochi metri più in là gli ultimi preparativi, su un lungomare blindato, per le regate preliminari dell’America’s Cup.
Nello spazio di un isolato la meravigliosa cartolina di Napoli e la disperazione della gente. La carreggiata è stata liberata soltanto dopo che gli sfollati hanno ottenuto la convocazione di un tavolo istituzionale ufficiale per lunedì alle 15, alla presenza dell’assessora regionale alle Politiche abitative, Claudia Pecoraro, e del presidente della Regione Campania, Roberto Fico. In strada sono scesi gli inquilini delle case popolari dei rioni Artiaco, Cappuccini e Solfatara, che denunciano di essere stati abbandonati dalle istituzioni e di non avere ancora informazioni certe sulle condizioni degli edifici, sugli interventi di messa in sicurezza e sui tempi necessari per poter rientrare nelle proprie abitazioni.
“Qui siamo nate e qui vogliamo vivere”, era scritto su uno degli striscioni esposti davanti alla sede dell’Acer. “A quasi due mesi dalla scossa di magnitudo 4.7 – si legge nel volantino firmato dagli inquilini delle case popolari di Pozzuoli – le famiglie sgomberate del rione Artiaco e Cappuccini non sanno ancora cosa accadrà alle loro case. Intanto, il Cas, il Contributo di autonoma sistemazione, non basta: gli affitti sono inaccessibili. La Regione Campania e l’Acer tacciono, lasciando correre voci di corridoio sul nostro destino”.
Il contributo economico riconosciuto alle famiglie, spiegano i manifestanti, non consente di affrontare il mercato privato delle locazioni, dove la forte domanda e i fenomeni speculativi avrebbero fatto lievitare ulteriormente i canoni. Molti nuclei familiari non sono quindi riusciti a trovare una sistemazione stabile e continuano a spostarsi tra le abitazioni di parenti e amici, senza sapere per quanto tempo dovranno restare lontani dalle proprie case. La piazza respinge con decisione anche l’ipotesi dell’abbattimento dei palazzi di edilizia pubblica e di una successiva ricostruzione in altre zone. Gli abitanti rivendicano il diritto a restare nei quartieri nei quali sono nati e hanno costruito le proprie relazioni familiari e sociali.
Le richieste rivolte alla Regione e all’Acer sono precise: una soluzione abitativa dignitosa durante il periodo necessario alla messa in sicurezza degli immobili, piena trasparenza sulle verifiche tecniche e tempi certi per gli interventi. La convocazione del tavolo regionale non ha però fermato la mobilitazione. Gli sfollati hanno già annunciato che oggi raggiungeranno il Consiglio comunale di Pozzuoli per bloccarne i lavori e mantenere alta la pressione sulle istituzioni fino all’incontro di lunedì. Dopo quasi due mesi trascorsi, come denunciano, “da fantasmi”, le famiglie dei tre rioni non intendono più accettare rinvii: chiedono di conoscere il destino delle loro abitazioni e di poter tornare a vivere nei quartieri dai quali il terremoto le ha costrette ad allontanarsi. E quello stato di emergenza che la Regione continua a negare.










