Campo largo, fuga dalle piazze. E cresce il fronte per le Primarie. Dopo il flop di Napoli, annullato il comizio a Padova

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NAPLES - July 8, 2026, Piazza del Gesù - "Together to Change Italy," an initiative featuring Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Gaetano Manfredi, and Roberto Fico. (Photo by Alessandro Garofalo/LaPresse)

CASERTA – Il campo largo rischia di restringersi e ha già perso slancio dopo il flop napoletano. Dopo la manifestazione di piazza del Gesù (platea vuota e contestazioni), che non ha prodotto l’effetto di rilancio sperato e ha lasciato emergere più di una perplessità sulla tenuta dell’alleanza, il tour nazionale dei leader si interrompe. La seconda tappa, prevista per domani a Padova, è stata rinviata e, al momento, non è stata fissata una nuova data.

La motivazione ufficiale è di natura parlamentare. Nelle stesse ore, infatti, la Camera sarà impegnata nella discussione della riforma della legge elettorale e i leader di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra – Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (foto Lp) – resteranno a Montecitorio per seguire un passaggio ritenuto strategico.

Eppure il rinvio arriva in un momento delicato. La piazza di Padova avrebbe dovuto rappresentare la seconda tappa del percorso unitario annunciato poche settimane fa proprio da Bonelli. “I due appuntamenti del campo largo previsti per l’8 e il 15 luglio si terranno rispettivamente a Napoli e a Padova”, aveva spiegato il leader di Avs. Ora, invece, il calendario cambia e il progetto di un tour nazionale subisce un brusco stop.

A pesare è anche il bilancio politico della manifestazione napoletana. L’evento non ha dissipato le differenze tra le forze del centrosinistra e, anzi, ha riacceso il dibattito sulle modalità con cui costruire l’alleanza. Restano aperte questioni come la scelta della leadership, la definizione del programma e, soprattutto, il metodo con cui individuare i candidati. Non è un caso che dal Partito democratico locale torni con forza la richiesta di rilanciare le primarie.

A sostenerla è il capogruppo dem al Comune di Napoli, Gennaro Acampora, che ha scritto alla segretaria nazionale Elly Schlein chiedendo di aprire una riflessione sul tema proprio mentre il Parlamento discute una nuova legge elettorale. Secondo Acampora, l’eventuale approvazione della riforma, che ridurrebbe ulteriormente il rapporto diretto tra elettori ed eletti, renderebbe ancora più necessaria una selezione dal basso delle candidature. “Le primarie non sono un semplice strumento di partecipazione e selezione dei candidati, ma una delle ragioni più profonde che portarono alla nascita del Partito Democratico”, scrive il dirigente napoletano, proponendo consultazioni su base provinciale per scegliere i futuri parlamentari e contrastare il rischio di un Parlamento composto da “nominati” anziché da eletti.

Sul fronte degli amministratori, invece, prevale l’invito a non drammatizzare. Il presidente della Regione Roberto Fico invita il centrosinistra a considerare la tappa napoletana come un passaggio di crescita. “Vado controcorrente. Credo che la manifestazione del campo largo di Napoli sia stato un ottimo inizio perché ci dà il senso della fatica che dovremo fare centimetro per centimetro. Non si va al Governo se non si mangia polvere. Dobbiamo lavorare a testa bassa”, ha dichiarato. Sulla stessa linea il consigliere regionale Nino Simeone, capogruppo del gruppo Fico Presidente, secondo cui il “modello Campania” potrebbe diventare la base della proposta politica del centrosinistra per le elezioni del 2027.

Chi, invece, prova a sottrarsi al dibattito sulle dinamiche romane è Gaetano Manfredi. Negli ultimi mesi il suo nome era stato più volte indicato come possibile federatore del campo largo, ma il sindaco di Napoli ha ribadito di voler restare concentrato esclusivamente sulla città. “Continuo a fare il sindaco. Mi ricandido assolutamente a Napoli, non c’è nessuna discussione. Ho la testa a Napoli e alle istanze della città. Darò una mano da qui al centrosinistra”, ha dichiarato.

Per il momento, però, prevale un’esigenza condivisa: evitare rotture. La consapevolezza che solo un centrosinistra unito possa competere con il centrodestra alle prossime elezioni politiche induce tutte le forze del campo largo a rinviare lo scontro interno. I dubbi restano e la posizione dei moderati è in bilico. Momento delicato.

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