Evani: “Baresi rischiò la carriera restando al Milan”

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Cronache sport calcio
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Alberico “Chicco” Evani ha ripercorso la carriera di Franco Baresi, compagno di squadra per tredici anni al Milan, un’icona di fedeltà e sacrificio. Un rapporto nato nelle giovanili rossonere, quando il futuro Capitano era già considerato un predestinato. “Io arrivai a Milano a 14 anni, lui era un po’ più grandicello e si allenava con la prima squadra. Si vedeva che aveva una marcia in più”, ha ricordato Evani.

La leadership di Baresi è emersa presto. Divenuto titolare a 18 anni nella squadra che ha vinto lo scudetto della stella, era già un punto di riferimento per i compagni più giovani, pur non indossando ancora la fascia.

Il gesto che ha consacrato la sua leggenda è stata la scelta di rimanere al Milan nonostante la doppia retrocessione in Serie B. Nel 1982, fresco vincitore del Mondiale, Baresi ha rifiutato importanti offerte per restare. “Franco fece qualcosa di eccezionale”, ha spiegato Evani. “Poteva andare ovunque in Serie A, ma dimostrò di essere una persona straordinaria, con un senso d’appartenenza totale”.

Secondo Evani, quella scelta ha rappresentato un rischio enorme per la sua carriera. A differenza di altri gesti di fedeltà visti nel calcio, come quello dei campioni della Juventus nel 2006, Baresi si legò a un club che in quel momento era sull’orlo del fallimento. “Si prese il rischio di rovinarsi la carriera con quella scelta. L’amore per il rosso e il nero era più forte di tutto”.

La ricompensa per la sua lealtà è arrivata con l’era Berlusconi e l’avvento di Arrigo Sacchi. Il nuovo tecnico ha trasformato Baresi da grande solista a direttore d’orchestra di una difesa passata alla storia. “Sacchi ebbe il grande merito di trasformarlo nel maestro di un reparto e di un collettivo leggendario”, ha sottolineato Evani.

La linea difensiva con Tassotti, Maldini, Costacurta e Baresi, maestra nella tattica del fuorigioco, era quasi insuperabile. “Arrigo a volte faceva allenamenti 10 contro 4 per testare la difesa e gli unici gol di cui ho memoria erano con conclusioni da fuori area, altrimenti non c’era verso”.

Il legame tra Evani e Baresi si è consolidato anche durante l’avventura con la Nazionale a USA ’94. Entrambi infortunati a inizio torneo, hanno condiviso il percorso di recupero. “Lui fece una vera e propria impresa, tornando per la finale dopo l’operazione al ginocchio. E la sua partita contro il Brasile di Romario fu leggendaria”, ha raccontato Evani.

L’immagine di Baresi in lacrime dopo l’errore dal dischetto in finale è rimasta impressa nella memoria collettiva, simbolo della sua immensa dedizione. “Fu una delusione tremenda, ma è anche lo specchio di ciò che era Franco: un uomo pronto al sacrificio. Non a caso i tifosi cantavano ‘c’è solo un Capitano'”.

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