Centri per il rimpatrio degli immigrati: 10 già attivi, ma il governo punta ad almeno 1 per regione

Gli irregolari potranno essere trattenuti fino a 18 mesi. Disponibili poco più di 600 posti: non bastano.

CPR di Corso Brunelleschi Foto LaPresse - Mauro Ujetto 21 08 2018 Torino ( Italia) Cronaca Il Centro di permanenza per il rimpatrio di corso Brunelleschi a Torino, teatro di disordini nel mese di agosto. Nella foto: La struttura vista dai palazzi dei dintorni.
CPR di Corso Brunelleschi Foto LaPresse - Mauro Ujetto 21 08 2018 Torino ( Italia) Cronaca Il Centro di permanenza per il rimpatrio di corso Brunelleschi a Torino, teatro di disordini nel mese di agosto. Nella foto: La struttura vista dai palazzi dei dintorni.

Il concetto di Centri di Permanenza per i Rimpatri (Cpr) in Italia non è una novità, avendo le sue radici nella legge sull’Immigrazione Turno-Napolitano del 1998. Nel corso degli anni, questi centri hanno assunto diversi nomi, da Cpt (Centri di Permanenza Temporanea) alla fine degli anni Novanta a Cie (Centri di identificazione ed espulsione) con la legge Bossi-Fini. L’obiettivo di tali centri è garantire un’efficace esecuzione dei provvedimenti di espulsione e respingimento.

Chi viene trattenuto?

Il Ministero dell’Interno specifica che i Cpr sono destinati agli stranieri irregolari considera una minaccia per l’ordine e la sicurezza pubblica. Questo include coloro che sono condannati, anche con sentenza non definitiva, per gravi reati, che sono cittadini o provengano da paesi terzi con i quali risultano vigenti accordi in materia di cooperazione o altre intese in materia di rimpatrio.

Trattenimento anche per richiedenti asilo

I migranti richiedenti asilo possono essere trattenuti nei Cpr, ma solo in determinate condizioni. Questo avviene se rappresenta un pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica, sono condannati per gravi reati o se è necessario determinare gli elementi su cui si basa la domanda di protezione internazionale, impossibile da acquisire senza il trattenimento e sussiste rischio di fuga.

Tempi di permanenza nel Cpr

Il 18 settembre scorso, il governo ha esteso il tempo massimo di permanenza in un centro per i rimpatri a 18 mesi (6 mesi iniziali, seguiti da proroghe trimestrali), in linea con la normativa europea. Questo vale per i non richiedenti asilo che non collaborano all’allontanamento oi cui documenti da paesi terzi ritardano. Il precedente limite era di 3 mesi, con una possibile proroga di 45 giorni. Per i richiedenti asilo, è stato confermato il limite massimo di 12 mesi per il trattenimento nei Cpr.

Funzionamento dei centri

Il funzionamento dei centri è responsabilità del Prefetto, che affida i servizi di gestione della struttura a soggetti privati ​​attraverso bandi. Le forze dell’ordine presidiano lo spazio esterno delle strutture e possono entrare nelle zone dove vivono i migranti solo su richiesta degli enti gestori in casi eccezionali e di emergenza. I cittadini stranieri trattenuti hanno il diritto di rivolgere istanze o reclami ai Garanti nazionali e regionali dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.

Quantità attuali e nuovi centri

Attualmente, sono attivi dieci Cpr con una capienza teorica di 1.338 posti, di cui 619 sono effettivamente utilizzabili. Si trovano a Roma, Milano, Torino (è attualmente chiuso, verrà riaperto), Gorizia, Macomer (Nuoro), Bari, Brindisi, Potenza, Trapani e Caltanissetta. Il consiglio dei ministri del 18 settembre ha approvato un piano per la costruzione di ulteriori Cpr da parte del Genio militare, con l’obiettivo di presenziare almeno un Cpr per regione, in zone scarsamente popolate e facilmente sorvegliabili.

I rimpatri

Dall’inizio dell’anno al 13 settembre scorso, 3.193 persone sono state rimpatriate dal Cpr, registrando un aumento del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La Tunisia è il paese con il maggior numero di rimpatriati, seguita dall’Albania e dal Marocco. Altri paesi coinvolti nei rimpatri includono l’Egitto, la Nigeria, la Georgia e il Gambia. La Tunisia è in testa con 1.507 rimpatriati, seguita dall’Albania con 482 e dal Marocco con 264 rimpatriati.

Governatori in attesa di indicazioni da Roma

La decisione del governo italiano di istituire nuovi Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) ha suscitato reazioni miste tra le regioni. “Noi non abbiamo capito ancora cosa vuole realizzare il Governo, quindi siamo nell’impossibilità di esprimerci”, ha detto il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che sul tema si avvale della collaborazione dell’assessore alla sicurezza Mario Morcone, prefetto di lungo corso.

“Noi abbiamo già centri di accoglienza in Campania”, ha ricordato De Luca, dicendosi “convinto che sia un problema drammaticamente complesso, nel quale dovremmo fare uno sforzo per evitare demagogia e propagandismi, come quelli che abbiamo conosciuto da parte dell’attuale maggioranza di Governo. Ma dovremmo trovare una linea di condotta comune nel nostro Paese, perché il tema davvero è di una complessità enorme e riguarderà un’intera epoca”.

Il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, si è schierato a difesa del governo, sostenendo che i CPR garantiscono i rimpatri e la sicurezza dei cittadini, citando l’esperienza positiva del CPR di Gradisca d’Isonzo. D’altra parte, il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha espresso preoccupazione per i numeri di arrivi e ha lamentato la mancanza di consultazione da parte del governo. Anche la Toscana ha rifiutato l’idea, con il presidente Eugenio Giani che si è opposto all’istituzione di qualsiasi CPR nella regione, sottolineando la necessità di integrare e accogliere gli immigrati piuttosto che espellerli.

Arno Kompatscher, presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, ha mostrato un approccio più collaborativo, lavorando con il ministero per individuare un sito appropriato per un CPR in Alto Adige, con la garanzia che servirà solo per le esigenze locali. l governo, con il decreto/legge 19 settembre 2023, n. 124, ha stabilito la possibilità di istituire nuovi CPR sul territorio nazionale, escludendo le Regioni da qualsiasi possibilità di intervento, anche consultivo, nella scelta delle aree destinate a tali centri.

Questo ha suscitato critiche per la mancanza di collaborazione tra il governo centrale e le regioni. Altre regioni, come l’Emilia-Romagna e le Marche, hanno espresso preoccupazioni simili o si sono dichiarate contrarie all’idea dei CPR. “Io delle politiche migratorie del governo penso, come tutti gli italiani, che siano un disastro – ha detto il governatore della Puglia Michele Emiliano – però non è il momento di dare giudizio. Se il governo ha bisogno della Puglia bussa, chiede e la Puglia è a disposizione”.

Il ministro Piantedosi non ha dubbi: “Dobbiamo garantire un maggior numero di espulsioni: ce lo chiede l’Europa. Nessuna violazione di diritti, la possibilità di portare a 18 mesi il trattenimento è prevista dalla normativa europea”.

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