NAPOLI – Credeva di aver trovato un bersaglio facile, un professionista da intimidire per ottenere una somma di denaro illecita. Ma ha sottovalutato la reazione della vittima e la rapidità dello Stato. Un uomo di 50 anni, volto già noto negli archivi delle forze dell’ordine e con un curriculum criminale che include precedenti specifici, è stato arrestato in flagranza di reato dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli. L’accusa, pesantissima, è quella di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Per lui, la seconda visita a uno studio legale del capoluogo campano si è trasformata in un appuntamento con la giustizia.
La vicenda, che getta un’ombra inquietante sul mondo delle professioni, ha inizio nella giornata di mercoledì. Secondo la meticolosa ricostruzione degli investigatori, il cinquantenne si è presentato presso un noto studio legale della città. Con fare sicuro, ha avvicinato uno degli avvocati presenti e, senza troppi giri di parole, ha avanzato la richiesta estorsiva. Il denaro, ha specificato, era “destinato” al titolare dello studio, un messaggio in codice tipico degli ambienti criminali per far intendere che la pretesa non fosse personale, ma legata a logiche di controllo del territorio.
Di fronte a quella che appariva come una chiara minaccia, il legale non si è scomposto. Con notevole sangue freddo, ha preso tempo, invitando il suo interlocutore a ripresentarsi il giorno successivo per discutere della faccenda. Una mossa strategica che si è rivelata decisiva. Appena l’uomo ha lasciato l’ufficio, è scattata immediatamente la denuncia alla Polizia di Stato. La Squadra Mobile, coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, ha preso in carico il caso, riconoscendo subito i tratti distintivi di un’azione criminale strutturata.
È così che è stata tesa la trappola. Per l’intera giornata di ieri, giovedì 3 settembre, gli agenti hanno predisposto un articolato servizio di osservazione, discreto ma capillare, nei pressi dello studio legale. L’attesa non è stata vana. Nel pomeriggio, come da “appuntamento”, il 50enne si è puntualmente ripresentato. Sicuro di sé, è entrato nello studio per reiterare la sua richiesta e, presumibilmente, per incassare il denaro.
Non sapeva, però, che ogni sua mossa era monitorata. Gli investigatori, appostati nelle vicinanze, avrebbero assistito in diretta alla seconda fase del tentativo di estorsione. Nel momento esatto in cui la richiesta è stata nuovamente formulata, confermando il quadro accusatorio, è scattato il blitz. Gli agenti hanno fatto irruzione, bloccando il cinquantenne e ponendo fine al suo piano criminale.
Condotto in Questura per le formalità di rito, per l’uomo è scattato l’arresto. La contestazione dell’aggravante del metodo mafioso apre scenari investigativi complessi. Tale aggravante, infatti, non implica necessariamente l’appartenenza a un clan, ma si configura quando l’azione delittuosa viene compiuta con modalità intimidatorie talmente forti da evocare la forza e la capacità di sopraffazione tipiche delle associazioni camorristiche, annichilendo la capacità di reazione della vittima. Saranno ora le indagini a dover chiarire il contesto in cui è maturata la pretesa estorsiva, se l’uomo abbia agito per conto proprio o su mandato di terzi, e quali elementi specifici – frasi, gesti o allusioni – abbiano spinto gli inquirenti a qualificare il suo agire con la pesante aggravante mafiosa.












