Clan e piazze di spaccio a Mondragone: il piano di sangue ordinato da Bova contro i Palumbo fermato dai carabinieri

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Antonio Bova e Alessandro Martino
Antonio Bova e Alessandro Martino

MONDRAGONE – Droga, controllo delle piazze e violenza come strumento di comando. Ma è soprattutto su un episodio che si concentra uno dei passaggi più inquietanti dell’inchiesta, coordinata dalla Dda di Napoli, sul clan Gagliardi: il tentato omicidio organizzato ai danni della famiglia Palumbo.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Reparto territoriale di Mondragone, si tratta di una vera e propria spedizione punitiva pianificata ai vertici dell’associazione e solo sfumata grazie all’intervento tempestivo degli stessi militari. La sera del 26 agosto 2023, all’interno dell’abitazione di Antonio Bova, ritenuto figura apicale del gruppo, le intercettazioni ambientali documentano la preparazione di un’azione violenta contro gli esponenti della famiglia Palumbo, indicata come gruppo di pusher attivo sul territorio e finito nel mirino per contrasti legati alla gestione dello spaccio.

Il piano, secondo la Procura, era chiaro: Bova avrebbe ordinato ad Alessandro Martino e Mohamed Mahmoud di recarsi nei pressi dell’abitazione dei Palumbo e aprire il fuoco, con l’obiettivo di “dare una lezione” per presunti mancati pagamenti collegati alla piazza di spaccio. Un’esecuzione che non si è concretizzata solo perché i due presunti esecutori materiali vennero arrestati prima di entrare in azione.

Le carte raccontano di un clima di forte tensione. In diverse conversazioni intercettate, Bova manifesta apertamente ostilità nei confronti dei Palumbo e dei soggetti a loro vicini, arrivando a ipotizzare anche un sequestro di persona nei loro confronti. Un odio che si inserisce in un contesto più ampio di contrasti territoriali, con frizioni anche con altri gruppi, come quello dei Fragnoli.

A rendere ancora più grave il quadro è il tema delle armi. Dalle intercettazioni emerge infatti la volontà di dotarsi di un vero e proprio arsenale per affrontare eventuali “guerre” tra gruppi rivali. Bova discute con altri sodali dell’acquisto di pistole e persino di un fucile M14, arma da guerra, valutando prezzi e modalità di approvvigionamento. In alcuni passaggi, l’indagato arriva a prospettare scenari estremi, come far saltare in aria esponenti dei gruppi avversari.

Il contesto è quello di una gestione “militare” del territorio, in cui la violenza diventa strumento per imporre regole e mantenere il controllo del traffico di droga. La famiglia Palumbo, secondo gli investigatori, rappresentava un elemento di disturbo, anche alla luce di precedenti arresti per stupefacenti e di presunti debiti legati alla gestione della piazza durante periodi di detenzione dello stesso Bova.

L’episodio del 26 agosto 2023, dunque, non è un fatto isolato ma il simbolo di un sistema più ampio, fatto di intimidazioni, regolamenti di conti e preparazione di azioni di sangue. Un piano che, solo per l’intervento delle forze dell’ordine, non si è trasformato in un omicidio.

L’inchiesta che ha fatto emergere lo spaccato sull’organizzazione dell’agguato ai Palumbo ha coinvolto, con l’accusa di mafia, Bova e Martino e, con l’accusa di traffico di droga, contestata anche a Bova e Martino, Mahmoud. La vicenda “Palumbo” non è tra i reati ascritti agli inquisiti. Tutti gli indagati restano da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

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