Clan Zagaria, l’ufficio reclami coordinato da Carlo Bianco. Punti operativi a Villa di Briano e San Marcellino

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Carlo Bianco e Carmine Zagaria
Carlo Bianco e Carmine Zagaria

CASAPESENNA – Non solo un’organizzazione criminale, ma un vero e proprio punto di riferimento per la popolazione. È l’immagine che emerge con forza dall’ultima inchiesta sulla fazione Zagaria del clan dei Casalesi, culminata nelle scorse settimane con 23 misure cautelari e un totale di 43 persone coinvolte. Un’indagine che restituisce uno spaccato inquietante: la mafia percepita come ‘anti-Stato’, capace di sostituirsi alle istituzioni anche nella gestione di problemi quotidiani, perfino leciti.

Al centro di questo sistema, stando agli elementi raccolti dai carabinieri, ci sarebbe la figura di Carlo Bianco, ritenuto elemento di spicco del gruppo. Per alcuni cittadini, non un semplice affiliato, ma un interlocutore a cui rivolgersi per risolvere questioni pratiche, aggirando tempi e procedure ufficiali. Una dinamica che affonda le radici in una cultura consolidata, dove il ricorso al clan diventa una scorciatoia considerata efficace.

Le intercettazioni raccolte dagli inquirenti raccontano episodi emblematici. Come nel caso di un uomo che, dopo il furto della propria auto, si presenta direttamente presso l’autonoleggio ‘Li.Ca. Rent’ di Villa di Briano – ritenuto base operativa del gruppo – per chiedere aiuto. Non una denuncia alle forze dell’ordine, ma una richiesta al clan, trattata quasi come una pratica da evadere: raccolta di informazioni, tempi di risposta rapidi, attivazione immediata dei contatti sul territorio.

Ancora più significativo è il caso di una donna che, senza conoscere personalmente Bianco, viene indirizzata da terzi nello stesso luogo per ritrovare l’auto del figlio. Una scena che, secondo gli investigatori, assume i contorni di un vero e proprio ‘ufficio parallelo’, dove rivolgersi per ottenere giustizia. Il veicolo verrà effettivamente recuperato, ma dietro il pagamento di 2.500 euro, il cosiddetto ‘cavallo di ritorno’. È in questo meccanismo che si consolida il ruolo della mafia come sistema alternativo: rapido, capillare, ma fondato su logiche estorsive e di controllo. Un modello che richiama antiche dinamiche, già presenti nella figura dei ‘guappi’, e che oggi si ripropone in forme moderne, con un’organizzazione strutturata e radicata nel tessuto sociale ed economico.

L’inchiesta evidenzia anche l’esistenza di basi logistiche e attività di copertura utilizzate dal gruppo: dall’autonoleggio ‘Li.Ca. Rent’ alla profumeria ‘Le Parfum’, a San Marcellino, frequentata da Carmine Zagaria, fino al ‘Caffè Sofia’ sul litorale domizio, punto di riferimento di Antonio Zagaria. Luoghi formalmente leciti, ma utilizzati – secondo gli investigatori – per incontri riservati, pianificazione e gestione delle attività criminali. Un sistema complesso, che va oltre il semplice reato e si inserisce in un vuoto di fiducia verso lo Stato. Finché la mafia continuerà a essere percepita come una risposta concreta ai bisogni quotidiani, spiegano gli inquirenti, la sua forza non risiederà solo nella violenza, ma soprattutto nel consenso. Ed è proprio su questo terreno culturale che si gioca la sfida più difficile.

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