Clima: Europa si scalda il doppio della media globale

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Crisi climatica
Crisi climatica

Il rapporto “European State of the Climate 2025”, pubblicato da Copernicus e dall’Organizzazione meteorologica mondiale, ha confermato una tendenza allarmante: il nostro continente si sta surriscaldando a una velocità più che doppia rispetto alla media del pianeta. Questo documento, frutto del lavoro di un centinaio di scienziati, ha dipinto un quadro preoccupante della situazione climatica nel 2025.

I dati sono inequivocabili. Almeno il 95% del territorio europeo ha registrato temperature superiori alla norma nel corso del 2025, anno che si è classificato come il terzo più caldo a livello mondiale. Per Regno Unito, Norvegia e Islanda, è stato l’anno più rovente mai documentato. La concentrazione di anni caldi è impressionante: cinque dei dieci più torridi di sempre in Europa si sono verificati dopo il 2019.

Le ondate di calore hanno reso tangibile questa emergenza. La Fennoscandia subartica ha vissuto la sua ondata più lunga e severa, con picchi di 34,9 °C e temperature sopra i 30 °C persino all’interno del Circolo polare artico. La Turchia ha superato per la prima volta i 50 °C, mentre in Spagna le giornate di forte stress termico sono aumentate drasticamente rispetto alla media storica.

Il surriscaldamento ha avuto un impatto diretto anche sui mari, la cui temperatura superficiale media ha raggiunto il valore più alto mai osservato per il quarto anno consecutivo. L’86% dei bacini marittimi attorno al continente ha subito ondate di calore marino di intensità “forte”, con il Mediterraneo e il Mar di Norvegia tra gli ecosistemi più colpiti.

Parallelamente, il ciclo idrologico si è mostrato estremamente fragile. Il 70% dei fiumi europei ha presentato portate inferiori alla media e l’umidità del suolo ha toccato uno dei livelli più bassi dal 1992. A maggio 2025, circa il 53% del continente era afflitto da condizioni di siccità, creando un terreno fertile per gli incendi boschivi.

Nel 2025, infatti, gli incendi hanno devastato una superficie di circa 1.034.550 ettari, la più vasta mai registrata. La sola Spagna è stata responsabile di quasi la metà delle emissioni totali derivanti da questi roghi, confermando che il rischio non è più limitato al solo bacino mediterraneo ma si sta estendendo.

Anche la criosfera ha continuato a subire perdite massicce. La calotta glaciale della Groenlandia ha perso 139 gigatonnellate di ghiaccio e la copertura nevosa a fine marzo è risultata di 1,32 milioni di km² inferiore alla media.

In questo scenario denso di record negativi, emerge un unico dato positivo. Nel 2025, le energie rinnovabili hanno coperto il 46,4% della produzione elettrica europea, con un contributo record del fotovoltaico. Le emissioni di gas serra dell’Unione sono diminuite, portando la riduzione complessiva a circa il 40% rispetto al 1990.

Questo progresso, sebbene non ancora sufficiente, dimostra che il disaccoppiamento tra crescita economica ed emissioni è un processo in atto. Ora la sfida è politica: l’Unione europea dovrà definire il pacchetto di regole climatiche post-2030, decidendo come contabilizzare la riduzione delle emissioni, l’assorbimento naturale di CO₂ e le tecnologie di rimozione.

Le organizzazioni ambientaliste chiedono obiettivi vincolanti e graduali per evitare che i Paesi membri posticipino l’azione. Investire progressivamente facilita l’innovazione e una gestione efficace dell’emergenza. Il messaggio finale del rapporto è chiaro: i progressi nella decarbonizzazione sono l’unica vera vittoria, ma la crisi avanza più velocemente delle politiche. La vera sfida sarà chiudere questo divario.

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