Coscioni condannato, bufera sulla sanità campana

I pareri dei componenti della commissione regionale competente dopo la sentenza di Appello a carico del fedelissimo di De Luca

NAPOLI – La condanna di Enrico Coscioni, fedelissimo del governatore Vincenzo De Luca e presidente dell’agenzia nazionale Agenas, “getta un’ombra sul sistema della sanità regionale in Campania”. Lo dichiara il consigliere regionale Vincenzo Ciampi, componente della commissione Sanità, contattato da “Cronache” dopo la sentenza a due anni inflitta al dirigente per aver fatto pressioni su tre commissari nominati da Stefano Caldoro, con l’obiettivo di farli dimettere. L’episodio, aggiunge Ciampi, “è tanto più inquietante se si pensa che quando parliamo di gestione della sanità, ci riferiamo al diritto alla salute e a un’adeguata assistenza dei nostri cittadini. È corretto che sia verificata l’ipotesi di applicabilità della legge Severino in questo particolare procedimento, così come è altrettanto vero che ci troviamo in presenza di un procedimento non ancora concluso, che verosimilmente richiederà un altro grado di giudizio”. Sulle possibili decisioni di Coscioni, l’esponente pentastellato nota che “le scelte politiche sull’opportunità di continuare a ricoprire un incarico così delicato sono a carico della giunta regionale e dello stesso Coscioni, ma personalmente ritengo opportuno che, fino a quando non sia stata accertata la verità giudiziaria, si debba fare sempre e comunque un passo indietro”.

Difesa a spada tratta, invece, da parte di Luigi Abbate di Noi campani, anche lui componente della commissione Sanità: “Parliamo di un professionista, medico di alto profilo, professore universitario con esperienze significative nel mondo della ricerca, noto a livello internazionale, già partecipe di organismi regionali di rilievo e tra essi, membro della Commissione speciale Anticamorra”, insomma di un “percorso professionale e politico senza inciampi od ombre”.

Abbate ricorda che “in Italia sono tre i gradi di giudizio” e che Coscioni “è stato assolto dall’accusa di tentativo di concussione in primo grado con formula piena, “perché il fatto non sussiste””.

Il reato è stato in effetti derubricato in violenza privata aggravata e per questa imputazione il manager è stato condannato. “La responsabilità della classe dirigente è rilevantissima” aggiunge Abbate, notando che “i comportamenti impattano a volte in maniera irreversibile sul piano sociale,politico ed economico senza tralasciare l’ambito personale e familiare”.
In conclusione, “per quanto riguarda l’aspetto istituzionale non possiamo che attendere con diligenza e serenità che si concluda l’iter giudiziario con il terzo grado senza sovrapporre atti o giudizi che sarebbero mal riposti; per quanto attiene le richieste della opposizione (il riferimento è alla richiesta di Fratelli d’Italia di applicare la legge Severino per Coscioni, ndr) è ben chiaro che non si può essere garantisti un giorno e giustizialisti un altro…

Non commento altre ipotesi che, per quanto ovvio,attengono unicamente alla sfera personale”.

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