De Luca, un linguaggio che imbarazza. Filippelli: “Intollerabili le sfumature sessiste”

Il vicesegretario regionale prende le distanze dalle dichiarazioni del ‘suo’ presidente

NAPOLI – Le uscite infelici di Vincenzo De Luca, complice il periodo di quarantena, hanno sì fatto presa sull’utente medio dei social ma hanno pure messo in imbarazzo il Partito Democratico. Quel modo di fare ‘macchiettistico’, il lessico non sempre istituzionale, il continuo cambio di rotta sui decreti che dovrebbero rappresentare le linee guida della fase due dell’emergenza da Covid-19: in queste ore, così come già successo in passato, ci si divide tra chi lo sostiene ‘acriticamente’ e chi lo fa pur vedendone i limiti. Cosa ne pensa la vicesegretaria regionale del Partito Democratico Armida Filippelli?

L’ultimo video del governatore De Luca è un florilegio di dichiarazioni a dir poco ardite. Il corpo statuario delle ‘ragazze con i leggins attillati che riconciliano con la natura’, gli uomini di una certa età definiti ‘cinghialoni con le tute alla zuava’, le “bestie” che non indossano le mascherine, quando poi quelle della Regione non sono mica arrivate. Condivide questo modello comunicativo?

Il governatore ha una forte personalità, è una persona colta e spesso ironica. Ma è anche vero che a volte colorisce troppo il suo linguaggio. Non mi piace essere giudicante e capisco che può capitare a tutti, in circostanze eccezionali, di eccedere con qualche coloritura. Ma le sfumature sessiste non le mando giù. Non me le aspetto da una persona di cultura come lui.

Negli anni ci abituati ad uscite ‘infelici’, se ne stupisce ancora?

De Luca ha dimostrato di saper gestire quest’emergenza meglio di chiunque altro, come pochi altri suoi colleghi possono dire di aver fatto, credo che bisognerebbe fargli un monumento, per questo è un peccato che ecceda nelle coloriture linguistiche.

Al di là del linguaggio, sembra che De Luca sulle ordinanze stia facendo confusione. Nelle ultime ore ha cambiato idea più volte su alcune questioni, come il delivery su cui le opposizioni hanno fatto grandi battaglie. La preoccupa la mancanza di certezze considerato che lunedì si apre ufficialmente la fase due?

Non mi sembra che il centrodestra abbia avuto una grande forza propositiva. La pandemia ha sconvolto il mondo, ha destabilizzato i punti fermi. Ci sentivamo invincibili e invece ci siamo scoperti fragili. Per precauzione servono misure rigide perché ancora dobbiamo imparare a cambiare il nostro modo di agire. Il tana libera tutti sarebbe pericolosissimo soprattutto in previsione di un ritorno del virus in autunno. Sta innanzitutto a noi dimostrare buonsenso e comportarci in modo da tutelare noi stessi e gli altri attenendoci alle misure salvavita. Bisogna ragionare in termini pragmatici con la consapevolezza che se ci siamo salvati è stato grazie all’isolamento. Prima che adeguarci a un’ordinanza sta a noi rispettare le misure di distanziamento e indossare le mascherine. Per quanto riguarda le consegne a domicilio, mi è capitato di vedere molte foto che mi hanno preoccupata. E’ chiaro che non tutti rispettano le norme, non tutti utilizzano i dispositivi che servono. L’immagine dei riders ammassati la dice lunga sui rischi che si corrono se non si rispettano le disposizioni.

De Luca sembra voler gestire l’emergenza anche nella Fase due in solitaria. Il Pd che ruolo giocherà? Su cosa e con chi il governatore dovrebbe confrontarsi di più?

Nella Fase due dobbiamo continuare a pensare alla vita delle persone e, vista l’assenza di un vaccino, serve mantere alta l’attenzione. Il governatore sa cogliere lo spirito di collaborazione e penso che ci darà lo spazio giusto. Auspico un maggior coinvolgimento delle donne. Io ho proposto a De Luca e ai sindaci di tenere presente il punto di vista delle donne, che sono in prima linea in questa emergenza, se la sono caricata sulle spalle dovendo gestire lavoro, figli, casa e perfino la didattica a distanza. Nessuno sa gestire meglio di una donna più cose in simultanea. Le donne, in questo periodo, non sono nelle stanze dei bottoni, ma possono dare una mano a commettere meno errori.

Cosa ci lascia questa pandemia?

La consapevolezza dell’importanza di tornare ad investire sul sistema sanitario, che viene da anni di tagli indiscriminati, e sul trasporto. Temo che su questo ancora manchi un piano ben articolato, quando usciremo assisteremo alle risse per entrare in Metro? Dovremmo sforzarci di prevedere il tracollo mentale delle persone dopo mesi di lockdown. Altra consapevolezza è quella relativa alla scuola. La pandemia ha creato un ritardo culturale dei nostri studenti. Lo pagheremo. Questi giovani sconteranno anche il pregiudizio di un titolo di studio non importante per come è stato conseguito, ossia con metà dell’anno scolastico in cui i professori hanno cercato di fare il meglio senza direttive ministeriali e senza piattaforme che prevedessero step comuni. Dobbiamo fare i concorsi nuovi per titoli di gente che sta in cattedra da una vita, ma non è di ruolo. Servirà l’ampliamento del numero di docenti.

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