Il dopo Hanoi: Trump-Kim, a presto rivedersi. E in patria per The Donald scoppia il caso Cohen

A pro-US protester wears a mask of US President Donald Trump during a rally denouncing the South Korean government's dovish approaches and policies on North Korea, in Seoul on March 1, 2019. - South Korean President Moon Jae-in insisted on March 1 the Hanoi summit between the North's leader Kim Jong Un and US President Donald Trump had made a "meaningful progress", despite it breaking up without a nuclear deal. (Photo by JUNG Yeon-Je / AFP)

HANOI – Saltato l’accordo tra i due paesi, Kim Jong-un e Donald Trump si sono promessi di incontrarsi ancora malgrado la ‘fumata nera’ del summit. I due leader, riporta la Kcna, hanno concordato di continuare a discutere i “miglioramenti significativi” dei rapporti: un ulteriore incontro servirà rafforzare i legami e gettare le basi per “discussioni produttive” tra Usa e Corea del Nord

Il dispaccio

Non c’è l’accordo, ma la promessa di un nuovo vertice. E’ quanto si evince dal dispaccio in cui si fa riferimento a “stretti contatti per la denuclearizzazione della penisola e lo sviluppo epocale delle relazioni Usa-Corea Nord in futuro”. 

Un nuovo faccia a faccia

Un ulteriore incontro tra Trump e Kim servirebbe per “continuare i dialoghi produttivi per risolvere le questioni discusse al summit di Hanoi si legge ancora. Kim “ha espresso i ringraziamenti a Donald Trump per aver fatto gli sforzi positivi finalizzati a un meeting e a colloqui di successo facendo un lungo viaggio, e lo ha salutato promettendo il prossimo meeting”.

Il flop

Il Rodong Sinmun, organo del Partito dei Lavoratori, dà ampio spazio al summit di Hanoi anche con foto che ritraggono Kim e Trump sorridenti e impegnati nella stretta di mano, senza però dare conto dell’esito finale del vertice. E sull’esito dell’incontro Trump ha spiegato in conferenza stampa, fornendo la sua versione, ovvero che i colloqui sono saltati perché Pyongyang chiedeva la rimozione delle sanzioni “nella loro interezza” offrendo la denuclearizzazione di importanti aree, tra cui quelle del complesso di Yongbyon, ma meno importanti di quelle richieste dagli Usa. Una lettura rigettata nella notte dal ministro degli Esteri Ri Yong-ho che, in una conferenza stampa d’urgenza, ha chiarito che il piano del Nord era la cancellazione parziale delle sanzioni a fronte dello smantellamento totale di Yongbyon e lo stop permanente di test nucleari e missilistici

Cohen il mentitore

Mentre è andato in scena lo storico incontro tra i due presidenti, negli Usa è andata in scena l’ennesima saga del Russiagate. Trump ha reagito piccato alle dichiarazioni di Chohen. E’ un bugiardo, ha sostenuto l’inquilino della Casa Bianca, e le indagini sul Russiagate sono un falso, una “caccia alla streghe”. L’audizione è stata una esibizione di disonestà. Lo afferma il presidente americano Donald Trump in un’intervista a Fox, durante la quale definisce “un buon rapporto” quello con il leader nordcoreano Kim, spiegando però che “non era il momento giusto” per firmare un accordo

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