Il ras Carillo blindato al rione Cannavino

I Carillo Perfetto si ricompattano

NAPOLI – La polizia non riesce a stanarlo. Ed è in fuga da quasi un mese. C’è una falla. Le forze dell’ordine lo sanno bene. Anche perché il ras Antonio Carillo si nasconde nel quartiere. A casa sua. E gli investigatori conoscono i suoi spostamenti. Ma è come scomparso. 

Il boss è protetto da alcune persone del rione. Secondo l’ultima informativa, si nasconde nel suo quartier generale al Cannavino. Probabilmente nello stesso suo palazzo. Qui lo avvertono appena le auto della polizia imboccano via Evangelista Torricelli ed entrano nel rione (un percorso obbligato). È successo già tre volte. Lo fiancheggiano non solo i suoi uomini, ma anche persone del Cannavino, alle quali il clan ha fatto favori. Ecco la rete che protegge la latitanza del boss, e che gli permette di sfuggire alla cattura dal 12 luglio. Da quando gli agenti lo cercano, per notificargli una ordinanza di custodia cautelare. 

Impossibile anche predisporre dei servizi in borghese, perché al Cannavino si conoscono tutti e l’allarme scatta anche se entrano persone non del posto. Insomma una sorta di bunker. 

Non è una latitanza dorata (al momento è ancora irreperibile). Perché non può muoversi nel quartiere con disinvoltura: sa che lì fuori ci sono le pattuglie, che gli danno la caccia. E attendono il primo passo falso. L’errore. 

Non gli daranno una seconda possibilità: già uno smacco per gli investigatori non riuscirlo a prenderlo nel quartiere. Intanto qui è in corso una faida tra i Carillo-Perfetto e i Calone-Esposito-Marsicano e i riflettori della Procura sono puntati dritto su Pianura.    

Le forze dell’ordine hanno intensificato i servizi per il controllo del territorio, per due motivi: cercare Antonio Carillo, ma anche monitorare un territorio funestato da una guerra. E servono tutte le risorse disponibili per farlo. 

Ci lavorano gli specialisti della squadra mobile e i carabinieri. Sono stati avviati anche dei servizi di osservazione a distanza, con appostamenti agli ingressi del rione Cannavino. Sviluppi potrebbero arrivare nei prossimi giorni. Dopo il maxi blitz con trenta arresti il 12 luglio, a Pianura si sono calmate le acque. Ma per gli inquirenti è una calma apparente. Perché qui non è scoppiata la pace. Anzi. Nelle ultime settimane la tensione è salita alle stelle. Ecco perché le forze dell’ordine e la magistratura non abbassano i riflettori sul quartiere Pianura. 

Altro aspetto da non sottovalutare è che con Antonio Carillo in fuga, il suo gruppo ha una marcia in più. E’ l’ultima persona da ricercare per l’ordinanza di custodia cautelare del 12 luglio. Poi il cerchio sarà chiuso. Lo spera la procura della Repubblica, per mettere fine alle fibrillazioni nel quartiere. 

Intanto anche in queste ore sono in corso servizi specifici, per minitorare le palazzine popolari al rione Cannavino. Le forze dell’ordine sanno che il ras può commettere un errore. 

Covelli, ‘giallo’ sull’identificazione del corpo

L’omicidio di Andrea Covelli ha lati oscuri. La Procura ci lavora anche in queste ore. A partire dal ritrovamento del corpo. La salma seppellita in via Pignatiello è del 27enne? Sì, tutti gli investigatori convergono su questo. Ma è un fatto che ufficialmente ad oggi non sia stata ancora identificata. Come è possibile? Ci hanno provato comparando un vistoso tatuaggio sul braccio sinistro, vicino alla spalla. Hanno già fatto due autopsie e preso le impronte digitali e anche il Dna. Ma al momento risulta ignota. Il corpo è rimasto due giorni sotto al sole, poi il tentativo di bruciarlo. Questo – secondo gli investigatori – avrebbe reso più difficili le fasi dell’identificazione. Ma il fatto che a distanza di oltre un mese il cadavere non abbia ancora un nome, indica che ci potrebbe essere dell’altro. E’ una indagine complessa. Il 27enne è stato trovato morto nel pomeriggio del primo luglio in un terreno in via Pignatiello, due giorni dopo la scomparsa. Lavorava in un parcheggio-autolavaggio a Fuorigrotta ed era lontano dai clan. Gli inquirenti sospettano una sorta di vendetta, una ritorsione. Quella notte si era allontanato da lavoro, per comprare dei cornetti in via Epomeo. Sequestrato da due ragazzi in scooter, che lo portano lontano. Tutto ripreso da una telecamera. Un delitto che ha sconvolto cittadini e opinione pubblica.

L’agguato a Minichini ha acceso le polveri al rione Traiano

Un territorio ad alta tensione. Lo sanno gli investigatori che esaminano la lunga escalation di raid armati tra Soccavo, rione Traiano e Pianura. Pochi giorni fa l’agguato a Maurizio Minichini, cugino del ras Carlo Tommaselli. L’assalto a colpi di pistola ha mandato in fibrillazione anche le forze dell’ordine. Il 46enne è stato ferito alle gambe dalle schegge dei proiettili di rimbalzo. Non volevano ferirlo, ma spaventarlo nel cuore della notte in via Catone. Perché? Lui ha spiegato agli investigatori che era stato aggredito da due in moto senza motivo. Tra il rione Traiano e Soccavo è accaduto qualcosa negli ultimi giorni, che la Procura sta cercando di decifrare. Gli inquirenti sospettano una lite, o qualcosa del genere. Di certo c’è fibrillazione in queste ore nelle palazzine di edilizia popolare. Pare siano saltati gli equilibri. Ora nei viali del rione Traiano ci sono batterie di centauri armati. 

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