CASAL DI PRINCIPE – Ottenere appalti è soltanto il primo step del sistema. Necessario, certo, ma non sufficiente alla riuscita del presunto piano criminale. Il vero nodo, per il clan dei Casalesi, è riuscire poi a trasformare quei contratti in liquidità da distribuire ai soci occulti e agli uomini della cosca. Un meccanismo che, secondo numerose indagini della Dda di Napoli, si regge su false fatturazioni, società cartiere, prestanome e denaro contante movimentato attraverso professionisti, imprenditori e società apparentemente pulite.
Chi, secondo alcune recenti attività investigative, avrebbe mostrato una particolare capacità in questo settore è Vincenzo Ferri, alias ‘o Califfo, di Frignano, a processo proprio per il suo presunto contributo alla gestione dei flussi di denaro riconducibili alla galassia del clan dei Casalesi. Ma l’esigenza di avere strutture contabili in grado di trasformare gli appalti in contante emerge anche dall’inchiesta dei carabinieri del Noe, guidati dal colonnello Pasquale Starace, sulla New Ecology, la società dei fratelli castellani Francesco e Stanislao Corvino, ritenuta dagli investigatori vicina al gruppo Bidognetti e capace di inserirsi nel settore dei rifiuti e degli appalti ambientali.
Secondo la ricostruzione della Procura antimafia, Stanislao Corvino avrebbe gestito di fatto la società, mentre Vincenzo D’Angelo detto Biscottino, di Casal di Principe, genero del boss Francesco Bidognetti, alias Cicciotto ‘e mezzanotte’, sarebbe stato socio occulto dell’impresa e destinatario di parte dei profitti. In relazione a questa indagine, la Dda aveva chiesto undici misure cautelari, proposte respinte dal gip: tra i destinatari della richiesta figuravano Stanislao Corvino per associazione mafiosa, il fratello Francesco per reimpiego di capitali illeciti, mentre il commercialista Danilo D’Angelo e il ragioniere Mario Camasso per riciclaggio, tutte accuse aggravate dall’aver agito per agevolare il gruppo Bidognetti.
Proprio Vincenzo D’Angelo, collaboratore di giustizia da ormai tre anni, ha ricostruito nei verbali resi all’Antimafia il presunto sistema utilizzato per generare contante, indicando in Danilo D’Angelo – candidato sindaco a Casagiove nel 2020 ed ex consigliere comunale – il presunto cardine del meccanismo. Il pentito racconta di essere stato almeno cinque o sei volte nello studio del commercialista, a Casagiove, insieme a Stanislao Corvino. Descrive uno studio al piano terra nei pressi di via Lombardia, con una sala d’attesa, una segretaria dietro un vetro scorrevole e persino “un orologio Rolex appoggiato a una parete”. In fondo al corridoio, secondo il collaboratore, ci sarebbe stato l’ufficio del professionista.
“La prima volta – riferisce D’Angelo – Stanislao Corvino mi presentò come suo socio e come il genero di Bidognetti Francesco”. Da quel momento, secondo il pentito, il commercialista sarebbe stato pienamente consapevole del suo ruolo di socio occulto della New Ecology. “Quando avevo bisogno di denaro contante – mette a verbale – Corvino parlava con D’Angelo per predisporre fatture gonfiate o false nei confronti della Te.Vin srl”. Il collaboratore sostiene anche che, in alcune occasioni, avrebbe assistito personalmente alle richieste rivolte da Corvino al professionista per predisporre “fatture false nell’importo” utili a procurare liquidità.
Secondo il racconto del pentito, Danilo D’Angelo si sarebbe occupato anche delle fatture elettroniche della società, oltre che di pratiche burocratiche relative all’ampliamento delle autorizzazioni ambientali della New Ecology. L’accusa della Dda è che, attraverso fatture per operazioni inesistenti emesse da società come Edil Mascia e Te.Vin srl, gli indagati avrebbero creato denaro contante poi consegnato mensilmente a Vincenzo D’Angelo “a titolo di utili societari”, ostacolando così la tracciabilità della provenienza del denaro e assicurando “stabili finanziamenti” al clan Bidognetti.
Ma l’inchiesta non si ferma alla contabilità. Gli investigatori contestano anche un presunto traffico illecito di rifiuti legato allo smaltimento dei fanghi derivanti dalla lavorazione del pomodoro. Secondo gli atti, la New Ecology avrebbe trasportato e smaltito illegalmente rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi tra Castel Volturno, Casal di Principe e altri comuni del Casertano, attraverso formulari falsi e conferimenti non autorizzati.
Su questo fronte il gip ha pure rigettato le misure cautelari personali ma disposto il sequestro preventivo di circa 1,6 milioni di euro, ritenuti profitto dell’attività illecita contestata. Danilo D’Angelo, rispetto al filone ambientale dell’inchiesta, viene considerato estraneo. Gli indagati sono da ritenere innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna irrevocabile.






