Inchiesta Zagaria, riunioni segrete al mare e affari saltati: la rete di Capaldo svelata da Pellegrino

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Filippo Capaldo e Giuseppe Del Vecchio
Filippo Capaldo e Giuseppe Del Vecchio

CASAPESENNA – La rete di imprenditori, i contatti con la politica, le riunioni tra esponenti del clan e le ombre sugli appalti. Se la Direzione distrettuale antimafia di Napoli è riuscita a mettere insieme questi tasselli è anche grazie a Vincenzo Pellegrino, colletto bianco di Villa di Briano. È attraverso le sue conversazioni, captate dai carabinieri della Compagnia di Casal di Principe, che i pm della Dda hanno avuto accesso a un sistema di relazioni che altrimenti sarebbe rimasto sommerso.

Pellegrino, ritenuto dagli inquirenti vicino all’orbita del clan Zagaria, è stato monitorato proprio per questo motivo. Già coinvolto anni fa nell’inchiesta ‘Medea’, che per prima accese i riflettori sui rapporti tra imprenditoria e quella mafia che ha radici a Casapesenna – vicenda dalla quale uscì assolto – oggi torna al centro dell’attenzione investigativa. Nei suoi confronti viene contestato, a piede libero, il reato di reimpiego di capitali di provenienza illecita con l’aggravante mafiosa.

Secondo i magistrati della Dda di Napoli, Maurizio Giordano e Andrea Mancuso, intercettare Pellegrino significava entrare nel cuore dei rapporti del clan. Anche perché il suo nome è legato, per vincoli familiari (acquisiti), a quello di Filippo Capaldo, ritenuto figura di vertice della cosca e nipote e ‘delfino’ del boss Michele Zagaria, detto Capastorta. Ed è proprio nelle conversazioni intercettate che emergono dettagli ritenuti significativi.

In un dialogo captato tramite trojan installato sul suo telefono, Pellegrino si confronta con un congiunto, legato al mondo del business lattiero-caseario, durante un periodo di vacanza. Il tono è confidenziale, ma i contenuti attirano l’attenzione degli investigatori. L’imprenditore si dice sorpreso del fatto che “zio Mimmo”, identificato dagli investigatori in un soggetto a capo di una società operante nel settore delle opere idriche ed edili, non gli affidi più lavori.

Un cambiamento che, secondo lo stesso Pellegrino, potrebbe essere legato proprio a Capaldo. Si lascia andare esplicitamente a questo dubbio, ipotizzando che ‘la causa’ dei mancati lavori possa essere stata proprio lui, Capaldo, che stava facendo “un macello”. Un episodio che, sempre secondo quanto riferito, si sarebbe consumato in un noto hotel del litorale domizio, al confine con il Lazio, dove – stando al racconto – si sarebbero tenute riunioni riservate con la partecipazione di Capaldo e di altre quattro o cinque persone.

Non solo. Pellegrino parla anche di movimenti sospetti, come il caso di un uomo accompagnato a casa di Capaldo e fatto nascondere in auto, presumibilmente per evitare controlli. E poi un passaggio che gli inquirenti considerano particolarmente rilevante: durante una cena, racconta, Giuseppe Del Vecchio (non indagato) – legato alla cosca Schiavone – avrebbe pronunciato una frase eloquente: “Che vogliamo fare? Ci vogliamo andare a prendere i soldi da questo?”.

Elementi che, letti nel loro insieme, restituiscono uno spaccato fatto di rapporti, tensioni e presunti interessi economici. Secondo la ricostruzione degli investigatori, anche la decisione dell’imprenditore di interrompere i rapporti lavorativi con Pellegrino sarebbe collegata proprio a quanto accaduto in quelle riunioni.

Un mosaico ancora in fase di definizione, ma che per la Dda rappresenta un tassello importante per comprendere le possibili infiltrazioni del clan nel sistema degli appalti e nei circuiti economici dell’area. Le intercettazioni, in questo senso, diventano la chiave per leggere dinamiche che si muovono sotto traccia, tra imprenditoria e criminalità organizzata.

Questo spaccato è contenuto nell’inchiesta, condotta dai carabinieri di Casal di Principe, dal Nucleo investigativo di Caserta e dal Ros, che ha coinvolto, oltre Pellegrino e Capaldo, altre 41 persone (tutte innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna irrevocabile). Per 23 di loro – non per Pellegrino, che è indagato a piede libero – era scattata un’ordinanza cautelare, recentemente annullata dal Riesame.

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