Il consumo di integratori alimentari in Italia ha raggiunto proporzioni enormi, creando un paradosso tra popolarità e reale efficacia. Circa 35 milioni di italiani hanno fatto uso abituale di questi prodotti, con acquisti che hanno superato i 100 milioni di confezioni annue per una spesa complessiva di quasi 5 miliardi di euro.
Questa tendenza è cresciuta nonostante la comunità scientifica abbia ripetutamente messo in discussione la loro utilità. Una recente e vasta revisione, pubblicata sulla rivista *Science* dopo aver analizzato dati relativi a oltre 5 milioni di persone, ha portato a conclusioni nette: gli integratori multivitaminici non hanno dimostrato di ridurre la mortalità né di allungare la vita.
Lo studio ha inoltre evidenziato l’assenza di benefici consistenti nella prevenzione di patologie gravi come l’infarto. Effetti positivi marginali sono stati osservati solo in ambiti molto specifici, come il miglioramento della memoria o della pressione in determinati gruppi di individui, ma senza alcuna validità universale. Un’altra imponente ricerca clinica, che aveva coinvolto quasi 400.000 adulti sani, aveva già stabilito che i multivitaminici non riducono il rischio di morte e non offrono protezione contro cancro o malattie cardiovascolari.
In Italia, una delle voci più autorevoli e critiche è quella di Silvio Garattini, fondatore dell’Istituto Mario Negri. Da anni, la sua posizione è chiara: non esistono prove scientifiche a supporto della presunta efficacia degli integratori. Secondo Garattini, il loro successo è alimentato da strategie di marketing aggressive che inducono falsi bisogni e la percezione di essere malati anche in condizioni di perfetta salute.
Anche la Fondazione Veronesi ha confermato questa linea, segnalando che multivitaminici, vitamina E e betacarotene non sono strumenti validi per prevenire il cancro o le malattie cardiache in soggetti sani. La fondazione ha citato i risultati della US Preventive Service Task Force, pubblicati sulla rivista *JAMA*, che hanno mostrato un bilancio rischi-benefici sfavorevole, senza alcuna evidenza scientifica che ne giustifichi l’uso nella popolazione generale.
Oltre a essere inutili, gli integratori possono rivelarsi dannosi. È stato dimostrato, ad esempio, che l’assunzione di betacarotene da parte di fumatori o persone esposte all’amianto può aumentare l’incidenza del cancro al polmone. Dosi elevate di vitamina A possono ridurre la densità ossea e causare danni al fegato, mentre un eccesso di vitamina D aumenta il pericolo di ipercalcemia e calcoli renali.
Un altro effetto negativo è psicologico: chi assume integratori può sentirsi falsamente protetto, giustificando così una dieta squilibrata e uno stile di vita sedentario. Alcuni prodotti possono inoltre interferire con farmaci salvavita: gli Omega-3 aumentano il rischio di sanguinamento se assunti con anticoagulanti, mentre l’iperico (Erba di San Giovanni) può ridurre l’efficacia di antidepressivi e contraccettivi.
L’alternativa più efficace e sicura per garantire al nostro organismo il giusto apporto di vitamine e minerali non risiede in questi prodotti, ma in uno stile di vita sano basato sulla dieta mediterranea e su una costante attività fisica.





