Il fondo americano Oaktree, nuovo proprietario dell’Inter, ha avviato le valutazioni per un progetto strategico di lungo termine: l’acquisizione di un secondo club da integrare in un network calcistico. L’obiettivo è replicare un modello di business che ha già dimostrato la sua efficacia in tutta Europa, trasformando l’Inter nel club di punta di una futura multiproprietà.
L’idea alla base del piano è chiara e ambiziosa. Si punta ad ampliare la potenza sportiva ed economica del club nerazzurro, creando sinergie operative per il mercato e lo sviluppo dei talenti. Avere una squadra satellite, preferibilmente in un campionato estero competitivo, offrirebbe nuove soluzioni per la gestione della rosa e permetterebbe di allargare ulteriormente i confini commerciali del marchio Inter.
Il modello della multiproprietà, o Multi-Club Ownership (MCO), prevede che un’unica holding controlli partecipazioni in diverse società calcistiche. Questa struttura permette di condividere risorse, metodologie di allenamento, strategie di scouting e, in certi limiti, di facilitare il trasferimento di giocatori tra i club della stessa galassia. Sebbene esistano casi di progetti falliti a causa di una gestione finanziaria insostenibile, la pratica si è consolidata come una strategia vincente per la crescita globale.
Oaktree non sarebbe un pioniere in questo campo, ma seguirebbe le orme di conglomerati di grande successo. L’esempio più celebre è il City Football Group, che ha costruito un impero attorno al Manchester City con club affiliati in ogni continente, dal New York City FC al Girona, protagonista di una stagione straordinaria nella Liga spagnola. Un altro modello di riferimento è quello della Red Bull, che con Salisburgo e Lipsia ha creato una filiera di talenti riconosciuta a livello mondiale.
Per l’Inter, i vantaggi sarebbero concreti. Un club partner consentirebbe di far maturare i giovani più promettenti in un campionato senior, offrendo loro un’esperienza che l’attuale squadra Under 23, iscritta alla Serie C, non può garantire allo stesso livello. Sul fronte del calciomercato, si aprirebbero canali privilegiati per l’acquisizione di giocatori da campionati emergenti e si ottimizzerebbero gli investimenti.
Il percorso non sarà privo di ostacoli, soprattutto a livello normativo. La UEFA ha regole stringenti per impedire conflitti di interesse, in particolare quando due club con la stessa proprietà si qualificano per la stessa competizione europea. Tuttavia, le esperienze passate di altri gruppi hanno dimostrato che, con le opportune garanzie di autonomia gestionale, la coesistenza è possibile.
Il progetto di Oaktree si configura quindi come una visione per il futuro, mirata a rafforzare la stabilità finanziaria e la competitività dell’Inter nel panorama internazionale. L’analisi è appena iniziata, ma la direzione strategica appare delineata: costruire un network per rendere il club nerazzurro ancora più grande e solido.




