Ischia, Meloni dichiara l’emergenza: “Dal governo risposta immediata”. E scoppia polemica su Conte

"Il Governo ha dato risposta immediata per Ischia"

Mentre ad Ischia proseguono senza sosta le operazioni di recupero delle vittime e di ricerca dei dispersi, dopo la devastante frana che ha colpito il versante nord dell’isola, il governo si ritrova attorno al tavolo di Palazzo Chigi per approntare le prime misure urgenti e affrontare l’emergenza.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in apertura di Consiglio dei ministri rivolge ancora una volta la vicinanza sua e dell’esecutivo alla popolazione colpita e la gratitudine verso i soccorritori impegnati sul campo, garantendo il massimo impegno: “Il Governo ha dato risposta immediata per Ischia – scrive la premier sui social – dichiarando lo stato di emergenza e disponendo un primo stanziamento di 2 milioni di euro per affrontare questa terribile situazione”.

Oltre alla dichiarazione dello stato d’emergenza della durata di un anno, da Palazzo Chigi arrivano anche la nomina di Simonetta Calcaterra a commissario per la Protezione Civile a Ischia, la proroga degli obblighi fiscali e contributivi fino a dicembre 2022, con possibilità di estensione al 2023, per residenti e operatori economici, e soprattutto l’indicazione di costituire un gruppo interministeriale per affrontare in maniera più efficiente le future emergenze legate al dissesto idrogeologico.

A farsene portavoce è il ministro del Mare, Sebastiano Musumeci, che al termine del Cdm dichiara: “Si è dato incarico al ministero della Protezione Civile di dare vita a un gruppo di lavoro che coinvolga i rappresentanti dei dicasteri interessati alla pianificazione e alla gestione dei fondi, che non sono pochi, per mitigare il rischio derivante da frane, da alluvioni, comunque legate al dissesto idrogeologico”. Nei prossimi giorni, quando la macchina dei soccorsi avrà completato la messa in sicurezza della popolazione, la presidente del Consiglio andrà a Ischia per osservare da vicino la distruzione causata dalla frana e incontrare i cittadini e gli amministratori locali.

Sebbene sia ancora presto per l’attribuzione delle responsabilità di questa tragedia, il cui bilancio è al momento di sette vittime, la fragilità del territorio unita ad un suo consumo spregiudicato per fini edilizi tengono banco nel dibattito politico, con uno scambio di accuse innescato dall’intervento del presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte alla trasmissione “Mezz’ora in più”. L’ex premier difende l’operato del suo governo in tema di lotta al dissesto idrogeologico, e in particolare quella norma, contenuta nel decreto del 2018 sul Ponte Morandi, in cui si faceva esplicito riferimento alla situazione dell’isola. “A Ischia ci sono richieste di condono precedenti al mio governo, per circa 27mila abitazioni su 60mila abitazioni, quindi la metà – spiega Conte -. In più ci sono richieste per danni da terremoto per 1.100 abitazioni. Per accelerare le pratiche impantanate noi abbiamo introdotto l’articolo 25 che non è un condono, ma una procedura perché si espletasse più celermente l’esito delle pratiche”. Una dichiarazione che non trova però rispondenza nel testo della norma. Proprio l’articolo 25 citato da Conte, infatti, esprime chiaramente l’intento della legislatore titolando “Definizione delle procedure di condono”. Una norma che ha consentito, tra le altre cose, la riapertura dei termini un vecchio condono risalente al 1985. Tra i più critici nei confronti dell’ex premier sono i due leader del Terzo Polo, Matteo Renzi e Carlo Calenda. “Giuseppe Conte si deve vergognare – attacca Renzi – per aver chiuso l’unità di missione sul dissesto idrogeologico”; “Conte ha fatto un condono pericoloso a Ischia – rilancia Calenda – e cancellato l’unità di missione ‘Casa Italia’. Entrambi gravi errori. Ma cercare a posteriori di prendere in giro gli italiani con eloquio stile azzeccagarbugli è anche peggio”.

Di Andrea Tuttoilmondo

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