I soldi delle truffe online ai Casalesi. I giudici: “Carcere per la moglie del boss”

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Maria Giuseppa Cantiello e Pasquale Apicella
Maria Giuseppa Cantiello e Pasquale Apicella

CASAL DI PRINCIPE – I soldi delle truffe assicurative online sarebbero arrivati fino alla famiglia del boss Pasquale Apicella ‘o bellomm. È il punto sul quale il tribunale del Riesame di Napoli ha accolto l’appello della Dda, disponendo la custodia in carcere per Maria Giuseppa Cantiello, moglie dello storico esponente del clan dei Casalesi.

Il ricorso riguardava l’ordinanza che lo scorso dicembre fece scattare gli arresti per ’o bellomm, accusato di associazione mafiosa, e per altri quattro indagati, chiamati a rispondere di traffico di droga. In quella fase, per questa specifica contestazione, nei confronti della Cantiello non era stata applicata alcuna misura restrittiva. Secondo l’impostazione accusatoria, rappresentata dalla Dda di Napoli, Emanuela Genova e Armando Maglione avrebbero messo in piedi un sistema di finte polizze assicurative, gestito attraverso telefoni cellulari, chat WhatsApp e conti aperti con documenti falsi o intestati a persone risultate poi estranee ai fatti. Le vittime, sparse in diverse province italiane, venivano convinte a pagare per assicurazioni auto, ciclomotori e perfino per coperture legate ad animali domestici. Le somme venivano incassate tramite bonifici e canali telematici.

Per gli investigatori, l’attività avrebbe prodotto guadagni rilevanti. Nelle conversazioni intercettate si parla di incassi anche da 30-40mila euro al mese, con una ripartizione settimanale dei proventi. Una quota, secondo l’accusa, sarebbe stata destinata proprio ad Apicella e alla moglie: circa mille euro a settimana. L’episodio chiave è quello del 4 giugno 2023, quando Maglione si sarebbe presentato nell’abitazione degli Apicella e, non trovando Pasquale, avrebbe consegnato a Cantiello 920 euro, spiegando che quella settimana l’attività aveva reso meno per spese e problemi con le carte.

Per il Riesame, la donna non avrebbe avuto un ruolo inconsapevole o marginale. Nell’ordinanza viene valorizzato il fatto che Cantiello fosse presente a conversazioni e incontri legati agli affari del marito e che, secondo i giudici, conoscesse il contesto illecito nel quale maturavano quelle somme. La donna viene descritta come figura abitualmente coinvolta nelle dazioni e nelle riscossioni di denaro ruotate attorno ad Apicella, una sorta di ‘alter ego’ nelle movimentazioni economiche. Il gip aveva riconosciuto la gravità degli indizi, ma non aveva applicato la misura cautelare per questa contestazione, ritenendo non sufficienti le esigenze cautelari. La Procura ha impugnato la decisione e il tribunale le ha dato ragione solo su questo punto. Secondo il collegio, il rischio di reiterazione non poteva essere escluso, anche perché la ricezione di somme illecite poteva avvenire pure dall’abitazione, come sarebbe emerso proprio nel corso dell’indagine. Da qui la scelta del carcere per Maria Giuseppa Cantiello, limitatamente alla vicenda dei proventi delle truffe assicurative.

Nella parte restante dell’ordinanza, invece, il tribunale ha respinto le altre richieste della Dda. I pm avevano insistito anche sull’ipotesi che Maria Giuseppa Cantiello fosse partecipe dell’associazione camorristica guidata dal marito Pasquale Apicella. Su questo punto il Riesame non ha accolto la tesi dell’accusa: per i giudici la donna conosceva il contesto criminale del coniuge ed era presente in alcune dinamiche familiari e di sostegno economico, ma non sarebbero emersi elementi sufficienti per attribuirle un ruolo stabile e operativo nel clan.

Respinto anche il ricorso che riguardava le altre posizioni. La Procura aveva chiesto misure per Vincenzo e Salvatore Cantiello, ritenendo che avessero percepito somme destinate al sostegno di familiari detenuti; per Anna Cerullo, moglie di Salvatore Cantiello, coinvolta secondo l’accusa nella stessa vicenda; per Anna Cammisa e Augusto Bianco, in relazione a presunti passaggi di denaro destinati a un detenuto; per Silvana Panaro e Daniele Corvino, in riferimento ad altre dazioni economiche considerate contributi al circuito del clan; e per Luigi Corvino, indicato in un episodio che l’accusa collegava al recupero di un credito con modalità intimidatorie.

Su questi fronti, il collegio non ha ritenuto sufficienti gli elementi per applicare le misure richieste – concordando con quanto deciso dal gip lo scorso dicembre -, distinguendo tra presunti aiuti occasionali, rapporti familiari e condotte non abbastanza solide da provare un contributo stabile all’organizzazione. L’unico punto accolto riguarda quindi Maria Giuseppa Cantiello per la vicenda dei soldi provenienti dalle truffe assicurative. Contro l’ordinanza del Riesame, la difesa della Cantiello potrà presentare ricorso in Cassazione. Gli indagati sono tutti da ritenere innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna. Nel collegio difensivo figurano gli avvocati Carlo De Stavola, Angelo Raucci, Mirella Baldascino, Generoso Grasso, Giuseppe Malinconico e Arturo Cantiello.

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