La larga vittoria della Juventus contro il NEC Nijmegen in Europa League ha offerto ai bianconeri una boccata d’ossigeno, utile per alleviare le scorie della recente sconfitta con il Sassuolo. Il 5-0 inflitto agli olandesi, pur dovendo essere valutato con cautela data la non eccelsa caratura tecnica degli avversari, ha fornito indicazioni preziose al tecnico Luciano Spalletti.
L’atteggiamento spregiudicato della squadra olandese ha favorito lo spettacolo e permesso di valutare la reazione mentale della squadra bianconera. Tra i vari segnali positivi, a colpire è stata soprattutto la prestazione di Kerim Alajbegović. Il diciottenne bosniaco ha offerto una prova di alto livello, firmando un gol e regalando giocate di qualità che hanno impressionato il pubblico.
La sua crescita è stata notata da commentatori esperti come Alessandro Costacurta: “Alajbegović sta diventando molto bravo. Sento sottovalutare questo ragazzo, ma io sono convinto che avrà un grande futuro”. La performance contro il NEC non è un episodio isolato, ma si inserisce in un percorso di crescita costante, confermando le buone impressioni già lasciate nelle partite precedenti.
Anche contro il Sassuolo era stato uno dei pochi a meritare la sufficienza e aveva fatto bene contro Milan e Parma. L’infortunio di Kenan Yildiz, avvenuto contro il Frosinone, ha di fatto aperto le porte a un maggiore impiego del giovane bosniaco, che sta trovando la sua dimensione ideale sulla fascia sinistra.
Con il rientro del numero 10 previsto per inizio novembre, sorge una domanda tattica: come potranno coesistere i due talenti? Alajbegović parte da sinistra per poi accentrarsi, occupando le stesse zolle di campo solitamente calcate da Yildiz. Per l’allenatore si profila un piacevole problema di abbondanza, con il dovere di trovare una soluzione per valorizzarli entrambi.
Le prime uscite del bosniaco hanno permesso di delineare similitudini e differenze. Rispetto al compagno turco, Alajbegović appare meno potente ed esplosivo nello strappo sul breve; in compenso, gioca più spesso a testa alta e sembra possedere una visione di gioco superiore sul lungo raggio.
Una dimostrazione di questa abilità è stato il preciso passaggio filtrante che ha dato il via all’azione del rigore contro il NEC. Si tratta di un tipo di passaggio che raramente si è visto nel repertorio di Yildiz, più propenso a lanciarsi in accelerazioni a testa bassa per poi servire assist dal fondo.
In sintesi, i due hanno doti tecniche simili ma stili di gioco con sfumature diverse che potrebbero rivelarsi complementari. Con un tecnico capace di farli dialogare, esaltando i loro punti di forza, il futuro del reparto offensivo della Juventus appare ricco di alternative.




