Khashoggi, la Turchia: le condanne di Riyad sono lontane dal rendere giustizia

Il giornalista che scriveva per il Washington Post, è stato ucciso nel consolato dell'Arabia Saudita a Istanbul il 2 ottobre del 2018 da una squadra saudita

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ANKARA – Le decisioni del tribunale saudita che, nell’ambito del processo per l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, ha condannato a morte cinque persone esentando dalle accuse due dei principali sospettati, sono “lontane dal rispondere alle attese del nostro Paese e della comunità internazionale per chiarire tutti gli aspetti dell’omicidio e per fare giustizia”. Lo afferma il ministero degli Esteri della Turchia. Ankara sottolinea anche che aspetti chiave dell’omicidio. Compreso il luogo in cui il corpo di Khashoggi è stato trovato sono stati “lasciati al buio”.

L’assassinio del giornalista Khashoggi

Khashoggi, 59 anni, che scriveva per il Washington Post, è stato ucciso nel consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul il 2 ottobre del 2018 da una squadra saudita composta da 15 uomini. Che lo ha strangolato e ha fatto a pezzi il suo corpo. I resti del corpo non sono mai stati trovati. La Corte saudita ha condannato a morte oggi cinque persone per l’omicidio, imponendo anche tre lunge condanne detentive. E assolvendo invece gli altri tre incriminati nel caso, compreso il sospettato Saoud al-Qahtani, consigliere vicino al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.

(LaPresse/AFP)

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